New Artist: Plant

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Credo in un assioma, unico e irriducibile, tale per cui la bellezza è il fondamento della natura e come tale debba essere fatta propria e poi condivisa. Fare esperienza di bellezza dunque è ciò che scandisce il ritmo biologico della mia vita. Essa solitamente passa attraverso svariate forme tempi e luoghi di conoscenza, ma se dovessi esplicare un canale artistico privilegiato ed inesauribile di ispirazione, questo sarebbe senza dubbio la musica.

Non è stato un caso pertanto che musica, indi bellezza, siano diventati comuni denominatori di una serie di meravigliose menti all’opera in un dislocato ma inaspettatamente vivo sud con cui sono entrata in contatto. Quella che voglio introdurre infatti è la storia di alcuni ragazzi di età compresa tra i 16 ed i 23 anni che, con base ad Altamura (BA), sono stati in grado di oltrepassare quel limen di preconcetti anagrafici e di forma mentis tipicamente meridionale, arrivando a far parlare di sé l’intera penisola.
Probabilmente se non fossero arrivati anche pregiudizi derivanti da micro-scene discutibilmente artistiche dello stesso settore hip hop, non sarebbe potuto nascere a luglio 2015 questo incredibile inno alla “noncuranza” che ha decretato al suo autore, coadiuvato dal collega appena 18enne Rimshot, nel giro di pochi mesi un successo fuori da ogni genere di portata immaginativa – 70.000 views su Youtube, per chi proprio non riuscisse a fare a meno di misurare il talento dai numeri.

Il portento cui mi riferisco è Francesco Clemente, in arte e censurabile ironia Plant, figlio ambiguo di un cambio generazionale che, identificandosi sotto la targa ’99, si distanzia abissalmente dal mio in una maniera però direttamente proporzionale alla quantità di sconcerto e ammirazione che mi provoca ascoltarlo. Sarà quindi la giovane età a spiazzare chi, come è successo a me, lo sente per la prima volta. O sarà forse quel paradossale modo di fare che lo rende sì cordiale e socievole nella quotidianità, ma spietatamente sincero e senza mezzi termini con microfono in mano e beat in progress se si tratta di avvicinarsi al suo egomostro più vero. Proprio come il suo primo mixtape Inconscio ha voluto mettere in chiaro, facendo emergere ogni singolo aspetto di una personalità vissuta e avvertita come spiccatamente controversa.

Spesso però si sa, non basta soltanto il talento di un cantante a renderlo un artista a 360 gradi. Ed è con questa dose di umiltà consapevole che Plant (qui la sua pagina Facebookha saputo circondarsi – oltre che del management di Sequenze Music Production – di un team ad hoc di singoli professionisti emergenti che lo hanno portato a raggiungere una meritata visibilità. Dai video-makers Krossparallel & Dauz, di 22 e 16 anni rispettivi, che ne gestiscono l’immagine, al suo beat-maker Sunken, di 16 anni – quest’ultimo affiancato dal producer Soyle nel primo estratto dell’EP Killjoy, presto in uscita, “Modus Vivendi”. Un  featuring con il rapper meneghino Nerone – il quale da poco ci ha regalato il suo N Mixtape – che sfida il monopolio ferroviario di Trenitalia e accorcia la distanza tra le età, gli spazi ed i modi di vivere tra nord e sud, in uno scenario rap italiano sempre più stretto combattivo e incazzato, ma mai banale.

D’altronde mi piace pensare che si viva sempre un po’ in prospettiva di una risposta alla domanda che prima di me qualcun altro si era già posto: “cosa resta della nostra età se togli la rivolta, la rabbia, la fame, la musica, la voglia di scrivere da capo una storia irrisolta?”. Di questo fardello Plant ha riempito le sue pagine a suon di rime e inchiostro, fissando su righe e note pensieri che appartengono ad una generazione promettente ma spesso incompresa e abbandonata a se stessa.

Prendetene ed ascoltatene tutti. Siate noncuranti, ma fino a un certo punto.

a cura di Manuela Clemente

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