Leggeri come piume

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Università, lavoro, matrimonio e POI i figli. Il piano in teoria sarebbe questo, ma non per i diciottenni Ferro e Cate che senza arte ne parte si ritrovano in dolce attesa e devono confrontarsi anche con un corollario di familiari uno più improbabile dell’altro.

Piuma si apre con i due protagonisti fermi in macchina sotto un diluvio che si pongono la domanda che sarà un po’ il leitmotiv di tutto il film: “Ma non e’ che stamo a fa’ ‘na cazzata?”  e, da lì, va a raccontare tutti i nove mesi della gravidanza e come essa cambierà non solo la vita dei due futuri genitori, ma anche di tutti i loro familiari. Un altro pilastro fondamentale del film è la metafora delle paperelle di gomma che navigano per gli oceani e che rappresentano la libertà (dalla scuola, dai genitori e dalle responsabilità) che i due giovani.

Il film è l’opera prima dello sceneggiatore Roan Johnson, che non ha avuto paura di osare,dando vita a scene particolari come quando i due protagonisti “nuotano” per le strade di Roma e che contribuiscono a creare un alone di magia che avvolge tutto il film.

Le performance degli attori le ho trovate tutte ottime, anche quelle dei due giovani che erano agli esordi o comunque al loro primo ruolo importante: sono riusciti a trasmettermi le loro paure, le loro ansie e anche il loro affetto. E anche gli adulti, benché non siano attori famosissimi, hanno fatto delle performance credibili e in grado di trasmettere empatia allo spettatore

Il tema non è dei più originali e tra serie tv e reality show ci era stato “propinato” piu’ o meno in tutte le salse: inoltre era già stato raccontato in maniera brillante da Juno. Capisco quindi che sorga spontanea la domanda: era necessario un altro film su un’adolescente incinta? Se questo film è Piuma, la risposta è sì. L’unico punto in comune tra questo film e la commedia con Ellen Page è aver utilizzato un tono comico per raccontare un evento potenzialmente drammatico; infatti essendo ambientato Piuma tra le borgate romane, sarebbe stato facile (e magari anche un po’ scontato) cadere nella tragedia. Il film invece riesce a sempre mantenere un equilibrio quasi perfetto, facendo ridere lo spettatore, ma senza mai sfociare nel ridicolo.

Piuma non è un film di critica sociale né vuole fare la morale sulle abitudini sessuali degli adolescenti italiani: vuole semplicemente raccontare una storia, senza mai giudicare ed è una cosa che ho apprezzato molto. Sembrava quasi che Johnson volesse dire:“È inutile stare a discutere sui motivi per cui è successo. Che cosa si fa ora?”. Sarà lo spettatore a trarre le somme e a farsi le sue idee.

Il film quindi lo consiglio vivamente, non solo perché è un bel film, ma perché è un’ulteriore prova del fatto che quando il cinema italiano si mette d’impegno è in grado di produrre delle piccole meraviglie che niente hanno da invidiare a produzioni internazionali.

A cura di Carolina Fornari

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