New Artist: Phidge

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Ancora reduci da Sanremo? Provate a riprendervi con un po’ di sano rock bolognese! Ecco il New Artist della settimana: i Phidge.

Biografia: I Phidge (Dodi Germano, Riccardo Fedrigo, Nicola Di Virgilio e Oscar Astorri) sono un quartetto di Bologna nato nel 2003. Dopo diversi demo e un centinaio di concerti, dal 2007 sono sotto contratto con la Riff Records di Bolzano. Nel 2008 arriva il primo album, “It’s All About To Tell”, prodotto e registrato da Bruno Germano ai Vacuum Studios di Bologna. Dopo l’entrata nella band del batterista Oscar Astorri, in sostituzione di Simone Cavina, nel 2012 viene pubblicato “We Never Really Came Back”, ancora per Riff Records, ancora con Germano alla consolle. Il disco rivela un approccio molto diverso rispetto all’esordio, costituito da brani più diretti e da un sound d’insieme più coeso e riconoscibile. Il singolo “Door Selected”viene incluso nella compilation di XL di Repubblica e il disco rimane in streaming su Rolling Stone per tre mesi.

“Paris”: L’ultimo disco, “Paris”, esce di nuovo per l’etichetta bolzanina ed è stato prodotto, registrato e mixato da Angelo Epifani ai Raw Studios di Bologna. Dai dieci brani del disco, firmati da Riccardo Fedrigo, emerge una maggior tensione che prende il posto delle atmosfere rarefatte del lavoro precedente. Si possono individuare influenze punk, dark, funky, art e street rock. Il tutto al servizio di un disco che si pone come obiettivo primario quello di comunicare direttamente i propri contenuti musicali e tematici senza nascondere nulla dietro stilemi e pose di comodo. Il disco, dopo essere passato attraverso una decina di titoli, è stato battezzato “Paris” non solo per via del brano omonimo, ma anche perché la capitale francese appare in tre brani (“Paris”, “Face To Face”, “Be Do”). E mentre in “Face To Face” è tirata in ballo come uno degli elementi “da movida” che quasi precipitano addosso all’io narrante durante la sua serata nel cuore pulsante e contraddittorio della città, tanto in “Paris” quanto in “Be Do” viene citata all’interno della frase “I lost myself at sea, I found it in Paris” che Fedro, autore dei testi, sognò una notte del 2013 pronunciata da Scott Weiland, scomparso frontman degli Stone Temple Pilots. E a certi segnali non si può restare indifferenti.

“Paris”- recensione: l’album si apre con l’enigmatica “(Do We?)”, un’opening track perfetta, raffinata e incisiva, sicuramente uno dei pezzi più riusciti del progetto; il bridge recita “all around us the things that should have changed are gonna strike the same old pose” ed è un po’ quello che si prova ascoltando le 10 tracce che compongono l’album: il sound non è innovativo, anzi, si rifà a sonorità passate (rock anni ’80), ma riesce a incorporare in sé molte influenze non scontate (la più evidente è la punk-issima “Face To Face”, caratterizzata da un testo bizzarro e inaspettato). Interessante anche la parte più slow e introspettiva del progetto: Be Do e Thin, poste strategicamente a chiusura del lavoro, accompagnano e cullano l’ascoltatore in maniera piacevole, come a dargli la buonanotte per poi risvegliarlo con un futuro nuovo album. L’unica pecca è che l’apprezzabile coesione dell’album purtroppo non si rilancia mai: ci sono ovviamente pezzi migliori di altri, ma nessuno spicca su tutti, non c’è quindi il vero lead-single accattivante che consiglieresti ad un amico per fargli scoprire la band.

Tracklist

  1. (Do We?)
  2. A Couple Of Things
  3. Any Good News?
  4. The Mouth Of Love
  5. Face To Face
  6. Memories
  7. Paris
  8. Be Do
  9. Road (To The Drops)
  10. Thin

Line Up:
Dodi Germano – voce, chitarre
Riccardo Fedrigo – chitarre, voce
Nicola Di Virgilio – basso
Oscar Astorri – batteria

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A cura di Fabio Scotta

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