Travolgente e intenso, il Perlasca di Alessandro Albertin racconta la storia di Giorgio Perlasca, eroe del Ventesimo secolo rimasto nell’ombra fino a qualche anno prima della sua scomparsa. Perlasca @ Teatro Franco Parenti, Milano da martedì 28 novembre a domenica 3 dicembre.

Cos’è:

Ci sono vite che devono essere raccontate. Quella di Giorgio Perlasca è una di queste. La storia è vera e il protagonista è Giorgio, o meglio, Jorge, uno dei giusti, tra i pochi saltuari uomini che trovano dentro di sé l’umanità per scegliere il bene, per agire, assumersi la responsabilità anche quando sarebbe comodo voltare le spalle alla violenza dell’odio, anche solo per primordiale paura.

Un raro uomo comune, ex fascista, che, fintosi Console spagnolo nel 1944, salvò la vita a migliaia di ebrei ungheresi strappandoli alla deportazione nazista. La vicenda, venuta alla luce soltanto poco prima della morte del Perlasca, è stata riportata agli onori della cronaca dal giornalista Enrico Deaglio, che la raccontava nel libro La banalità del bene dopo anni di silenzio politico.

Sul palco, in questo caso, al Teatro Franco Parenti di Milano, ha luogo un intenso monologo diretto, scritto e interpretato da Alessandro Albertin, seguace del metodo Stanislavkij, scuola Grassi, classe ’72. Attore e, senza dubbio, showman dal fulgente carisma. La curatrice è Michela Ottolini. Le luci di Emanuele Lepore. 

Com’è:

Tanti personaggi, un unico attore. Alessandro Albertin non recita soltanto la parte di Perlasca, ma alterna ambasciatori, generali nazisti, tenenti, avvocati, madri, bambine, persino se stesso. Un’interpretazione a tutto tondo che sfila su un ritmo carico di tensione, capace di coniugare la suspence di una strabiliante narrazione con la freschezza di un racconto storico che si delinea agli occhi degli spettatori come ci si trovasse lì, nelle case protette, nel cuore sanguinante della guerra, a origliare dialoghi di coraggio.

Sul palco invece non c’è altro. Giusto due sgabelli, i fasci di luce che diventano strumento di caratterizzazione di personaggi e atmosfere, le note trasparenti di violini e pianoforti che accompagnano lievi i climax di pathos che la straordinaria presenza scenica di Albertin riesce a creare con facile agilità. Non serve altro, d’altronde. La vicenda di Perlasca riempie lo spazio anche da sola. Il teatro, non ce ne voglia il Parenti, scompare nella sua stessa illusione.

Perché vederlo:

Lo spettacolo ha l’arduo merito di ispirare all’azione, sia essa anche soltanto di pensiero, quasi offrendo uno spunto rimandante a uno degli schemi più classici: imitare le gesta dei grandi. Perché di grandi stiamo parlando.

Inoltre, tramite un incipit attuale che critica e svilisce la società contemporanea, bloccata dall’inerzia della superficialità e del disinteresse, ben incarnati nell’epoca dei social network, Albertin riesce a evocare un passato tragico e a trarne un esempio virtuoso da issare come bandiera dell’immediato futuro.

Perlasca non è soltanto uno spettacolo teatrale, ma una commistione ben riuscita tra narrazione e cronaca, intrattenimento e istruzione. Il tema di per sé meriterebbe da solo il prezzo del biglietto, perché nell’arco della storia è più facile trovare esempi da evitare che da seguire.

Il fatto storico, così importante e a cui viene concesso troppo poco rilievo, trova sbocco in una performance estremamente impegnativa per la sua capacità di trasmettere le contraddizioni emotive di un individuo. Il risultato? Un successo. Nel pieno rispetto di un racconto dall’enorme potenziale drammatico che deve rimanere vivo nella memoria comune.

Nota a margine:

Albertin, come del resto Perlasca, non crea barriere con il pubblico, ma le distrugge con fare quasi seducente. L’approccio informale con cui s’intrattiene con la platea, co-costruendo l’incipit che la catapulterà dentro lo spettacolo, crea quell’intimità necessaria per portare la sala a empatia e coinvolgimento senza filtri. Che ci si trovi di fronte a un monologo, d’altronde, ce ne si dimentica nel giro di cinque minuti. E alla fine viene voglia di ringraziare.

Produzione Teatro de Gli Incamminati – Teatro di Roma
Di e con Alessandro Albertin
A cura di Michela Ottolini
Disegno luci di Emanuele Lepore
In collaborazione con Overlord Teatro e col patrocinio della Fondazione Giorgio Perlasca

A cura di Federico Lucchesi 

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