Boombox Pending Lips edition…Il ragazzo del 99

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Come ogni anno, abbiamo fatto i giudici all’edizione del 2016 del Pending Lips Festival e abbiamo premiato 5 band. La prima è Il ragazzo del 99.

“Il ragazzo del 99”, un nome dal richiamo storico palese. Qual è il collegamento tra questa scelta e la tua musica? E quanto, di ciò che sono stati I Ragazzi del 99, c’è nel tuo progetto?

Ho scelto questo nome per paragonare i ragazzi del 1899 a quelli della nostra generazione. Come loro, anche noi veniamo catapultati a combattere delle piccole ma importanti guerre personali contro una società e un sistema economico che fatica a integrarci e accettarci. Questa sensazione d’inadeguatezza e smarrimento pervade la gran parte dei nostri brani.

La parte visiva del tuo progetto (foto e video) utilizza molto il bianco e nero. Possiamo dire che anche la tua musica sia bianca o nera? Oppure, vi è un rapporto tra musica e colore?

Verissimo, sono sempre stato affascinato dagli estremi. Il chiaro e lo scuro, il bianco e il nero, il bene e il male, mi affascinano molto più dei colori. Tentare di analizzare queste sfaccettature e trasformarle in musica è diventato il principale obbiettivo di questo
piccolo esperimento musicale.

C’è tanta ricerca di sperimentazione nel tuo suono. Ti sei mai preoccupato di chi e quanti possano capirti?

A dir la verità non sono interessato ad esser capito. Parlo in prima persona perché tutti i pezzi vengono scritti e composti da me in cameretta, e poi arrangiati in sala prove con il gruppo. Più che essere capito, m’interessa generare delle emozioni. Positive o negative
che siano, poco conta. L’importante è non destare indifferenza, il principale male di questi tempi.

Rimaniamo sull’affascinante ricerca che fai. Hai voglia di spiegarci il tuo processo creativo?

Come dicevo prima, tutti i brani vengono composti da me in cameretta. Io sono batterista, ma in fase di scrittura cerco di arrangiarmi anche con chitarra, basso, tastiere e voce. Poi in sala prove Roberta (chitarra), Simone (basso), Anna (synth, piano e voce) e Daniele (violino), cercano di decriptare quello che ho scritto e di trasformarlo in un pezzo coerente e funzionale. Spesso le prime bozze dei pezzi sono dei flussi di coscienza confusi e nebulosi, ispirati a romanzi letti, film visti o situazioni vissute che hanno smosso qualcosa in me, e che sento necessario trasformare in musica per non dimenticarli. Il ricordo è un tema fisso e ricorrente in ogni mio pezzo. Il pensiero che un sentimento profondo e significativo posso essere dimenticato mi terrorizza.

Il Ragazzo del 99 è arrabbiato o disilluso?

Il Ragazzo del 99 è principalmente spaventato, ma questa è una domanda talmente complessa che ci vorrebbe un intero romanzo per riuscire a dare una risposta esaustiva.

Si trova poco di te in giro e la tua pagina Facebook è un po’ criptica. Progetti per il prossimo futuro?

Abbiamo appena finito di registrare un nuovo pezzo, intitolato Panopticon e ispirato all’omonimo romanzo di Jenni Fagan. Alla voce ha collaborato il bravissimo Emanuele Chiarelli degli Electric Floor (band straordinaria), che è riuscito a cogliere e interpretare con grande sensibilità il pezzo. Francesco Tosi dei Three Steps To The Ocean ce l’ha registrato, dandoci preziosi consigli per migliorarlo musicalmente, e Daniele Salzarulo realizzerà presto un videoclip. Non vediamo loro di farvelo sentire e vedere. A breve inizierà anche la registrazione del disco. Ci avvarremo della preziosa collaborazione di Davide Boccafogli, amico splendido, grande chitarrista e incredibile produttore. Speriamo veda la luce nel 2017, ma ci piace fare le cose con calma.

Facciamo un bilancio: quante citazioni (Pasolini e Trainspotting si vedono già nel primo album L’Anarchia dell’amore e del potere), quanta cronaca o descrizione del mondo e quanto “io” c’è nella tua musica? Come amalgami le varie fonti d’ispirazione?

L’io, la cronaca e le citazioni si confondo. Spesso traggo ispirazioni da un fatto, un evento, un film, per descriverne semplicemente la sensazione che ha generato in me. Quindi può capitare che un fatto oggettivo, si trasformi in un brano totalmente soggettivo. Il primo album, L’Anarchia dell’amore e del potere, è un lavoro scritto “di pancia”, assolutamente immaturo, ma senza dubbio sincero. In Find Some Place To Be Quiet, secondo EP, si nota già una maggior ricercatezza sonora e musicale. È un lavoro più introspettivo. Con il nuovo disco speriamo di riuscire a raggiungere un compromesso tra sperimentazione, ricerca sonora e sincerità compositiva. Per raggiungere questo obiettivo, oltre a tanti pezzi strumentali, ci saranno anche brani cantanti con un struttura più classica rispetto a quanto fatto fino ad oggi. Vorremmo emozionare e incuriosire, senza annoiare. Impresa ardua, lo so, ma siamo pronti ad affrontare la nostra guerra.

A cura di Andrea Predieri

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