È la seconda domenica del Pending Lips, l’Ohibò di Milano è di nuovo invaso da un’atmosfera di competizione: questa volta a giocarsi le eliminatorie sono degli artisti diversi fra loro da ogni punto di vista. Tra la giuria spunta un estroso artista: Auroro Borealo, sospettiamo che molti dei presenti siano arrivati fino al circolo di piazzale Lodi per scambiare due chiacchiere con lui. Ma siccome noi non siamo qui a perderci in chiacchiere, andiamo subito a scoprire com’è andata.

I primi ad esibirsi sono i Ludovan, band made in Milan e un ottimo scalda atmosfera. Dalla giuria viene suggerita una calzante definizione, “ritmo croccante”, ma nonostante questo i ragazzi non riescono a sfondare la quarta parete dello stage e rimangono intrappolati nella descrizione che loro stessi si sono dati: “la solita vecchia storia”.

Seguono i Low Polygon, una scoperta vera e propria. La forza di questa band è tutta nell’esibizione live, una veloce occhiata tra di noi e un “very fighi veramente”: cantano in italiano, suonano violento e grezzo, vederli è una festa. Il picco che descrive perfettamente l’atmosfera è la passione ardente di uno dei ragazzi nel suonare il tamburello. Vox: approva.

È il turno di Irene Buselli e della sua chitarra: una formula semplice quella da lei proposta, tecnicamente brava, forse però ciò che ci offre non è abbastanza. “Dai amore voglio un cane” è potenzialmente una bella canzone, ma noi di Vox preferiamo i gatti. Purtroppo.

Finito il primo tempo, si passa al secondo con il live di Gaspare Pellegatta, che convince già solo dal nome, come ammette Auroro Borealo, anche se il suo consiglio è quello di non lasciarsi trasportare dalla moda indie del momento ma di trovare la propria strada e percorrerla a pieno. Non possiamo che essere d’accordo. Il materiale è buono, anche se ancora grezzo.

A presentarsi sul palco è ora Lucrezia, apprezzabile nel suo look luccicante e curato perché – si sa – anche l’occhio vuole la sua parte. Canta prima sola suonando la tastiera, poi accompagnata dalla band, una soluzione che riempie molto di più l’atmosfera, che si fa più coinvolgete e ritmata.

Chiudono la serata i Colla Zio, una boyband che sembra uscita dall’oratorio di paese. Ma è tutta apparenza. Sono in realtà un bellissimo happy ending della serata; in un mondo in cui a farla da padrone sono stili copiati da trapper improbabili, i Colla Zio si propongono come un gruppo che fa rap con la chitarra e il basso e ci fanno sorridere e gasare. Fra di loro c’è anche chi rimane sul palco, anche se senza microfono, eppure lì insieme agli altri è un tutt’uno: coralità e hype sono le due parole che abbiamo scelto per loro.

A convincere le giurie della serata e a passare in semifinale sono i Low Polygon, i Colla Zio e Gaspare Pellegatta. Per sapere come andrà la terza eliminatoria, l’appuntamento è domenica 2 febbraio al Circolo Ohibò.

A cura di Sara Palumbo e Silvia Macini

Foto di Silvia Violante Rouge

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