PAOLO COGNETTI: LA SCRITTURA CHE VA DIETRO ALLA VITA

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A cura di Bianca Maria Cuttica

È  lunedì, siamo a Milano ed io cerco un modo per mettere un punto ad una giornata troppo piena o troppo vuota; un’amica mi parla da qualche giorno di un caffè letterario che sta organizzando e decido che potrebbe fare al caso mio. Così entro nel salone del collegio Marianum e mi trovo di fronte ad uno scrittore che si racconta attraverso le pagine dei suoi libri, o forse a libri raccontati con le parole del loro autore, o forse un insieme di queste ed altre cose che mi fanno capire quasi subito di essere nel posto giusto.

Per presentare al pubblico di lettrici la figura di Paolo Cognetti, scrittore milanese classe 1978, si parte dalla sua ultima prova letteraria: Il ragazzo selvatico. quaderno di montagna. Prima  una giovane attrice legge un brano accompagnata da due musicisti, poi l’autore ci racconta la genesi di quest’opera fortemente autobiografica: il tentativo di superare un momento difficile alla soglia dei trent’anni, il fascino dell’impresa di Chris McCandless raccontata in Into The wild, il rapporto viscerale con la montagna. L’attenzione si sposta poi sul delicato equilibrio tra realtà e finzione letteraria. L’autore spiega, a chi gli domanda come i due elementi trovino spazio nei suoi scritti, che il fatto di mescolare realtà e bugie nei racconti non è una prerogativa esclusiva degli scrittori, ma che tutti noi abbiamo “il vizio di mettere a posto le storie”, un vizio che fa parte della nostra capacità di conservare i ricordi.

Dopo avere chiacchierato ancora per qualche minuto di Ragazzo selvatico si continua il viaggio nell’opera di Paolo Cognetti seguendo sempre lo stesso schema: lettura di un frammento e conversazione a partire da domande e suggestioni proposte dal pubblico.Così alcune righe di Manuale per  ragazze di successo diventano l’occasione per scoprire il rapporto di Paolo Cognetti con Milano, città che inizialmente sentiva come estranea ed ostile ma che negli anni  ha imparato ad amare: “È un po’ come quando si vuole bene ad uno zio burbero” ci dice con una battuta in cui anche una milanese di adozione come me si riconosce al volo.

Dal rapporto con la città si passa ad un altro nodo importante della sua scrittura, ovvero la  straordinaria abilità di tratteggiare figure femminili raccontandone anche i lati più nascosti. Un’abilità che mi aveva colpito con forza  fin dalle prime pagine dei suoi racconti. Con un pizzico di stupore scopro come questa sensibilità sia nata dalla necessità di esprimere gli aspetti più delicati e controversi del proprio carattere e si sia affinata in anni popolati da amicizie femminili. Proprio in questi anni nascono Maia, Bet e le altre protagoniste dei suoi racconti: sono donne  delicate e forti capaci di compiere piccoli atti di rivolta, ragazze che scelgono di guardare  la propria vita andare in frantumi e poi ricostruirla con un coraggio che lo scrittore confessa di invidiare.

Tutte queste figure ed ancora altre donne vere o immaginate diventano poi parti di un puzzle che si chiama Sofia, protagonista del romanzo Sofia si veste sempre di nero, che per ultimo ci viene presentato in questa particolare serata. Facciamo conoscenza con una figura che nei pensieri  di Cognetti è il tentativo di raccontare un intero mondo in un solo personaggio, di dipingere un ritratto di donna con i gesti di chi le sta intorno. Insomma Sofia è un punto di svolta (o forse un punto e virgola) nel percorso letterario di Paolo Cognetti che si dichiara pronto ad allontanarsi per qualche tempo dal racconto del mondo femminile per affrontare altri mondi in altre forme.

Con la speranza di poter leggere presto il frutto di questa evoluzione si chiude un incontro davvero intenso ed interessante in cui lettura e racconto si sono alternati con un ritmo piacevole a curiosità sul mestiere di scrittore e consigli per aspiranti autori.

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