Ancora una volta Ouija

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Avere un contatto con l’aldilà è sempre stato un desiderio dell’uomo, desiderio esaudito nel 19 secolo, quando fu inventata una tavola di legno con incise le lettere dell’alfabeto e con due sole possibili risposte, sì e no. Nel 1980 fu messa in commercio e battezzata come Tavola Ouija, che etimologicamente unisce oui, si in francese e ja, con lo stesso significato in tedesco. Da allora la tavola fu protagonista di svariate pellicole horror, l’ultima delle quali è Ouija: L’origine del male, diretto da Mike Flanagan, che si era già misurato con il genere horror con Oculus. Il film è il seguito del thriller del 2014.

Ambientato a Los Angeles alle fine degli anni ’60, la pellicola racconta la vita della vedova Alice e delle sue due figlie, una di nove anni e una di quindici; per mantenere la famiglia e la casa tanto amata dal defunto marito, Alice, interpretata da Elizabeth Reaser, si finge una medium e inganna gli sprovveduti che cercano un contatto con i propri cari scomparsi. Capendo che prima o poi i clienti avrebbero scoperto la truffa, Alice decide di aggiungere allo “spettacolo” una tavola Ouija che, in modo molto prevedibile, attirerà uno spirito maligno che si impossesserà di Doris, la figlia più piccola interpretata da Lulu Wilson, già protagonista del film Liberaci dal male e prossimamente la vedremo anche in Annabelle 2. Alla fine lo spettatore capisce la ragione che ha portato l’innocente Doris a diventare un tramite del demonio; le protagoniste, infatti, infrangono le tre regole fondamentali della tavola: non giocare da soli, salutare sempre lo spirito e non giocare in un cimitero.

Mike Flanagan è stato molto bravo a differenziare la pellicola dalle altre che ruotano attorno alla tavola Ouija, infatti il sequel è migliore del primo capitolo; interessante l’ultima scena, dopo i titoli di coda, in cui in modo molto sottile il regista informa, o fa sperare, che ci sarà un seguito.

In generale mi è piaciuto: molto crude e d’impatto le scene in cui la piccola è posseduta dallo spirito, soprattutto mentre sussurra alle orecchie della sorella maggiore Paulina, interpretata da Annalise Basso; tuttavia ho trovato poco originali le idee, ad esempio quella del cambio della voce o della padronanza di lingue straniere, tutte cose già viste in altre occasioni, come nell’ Esorcismo di Emily Rose; altra cosa poco originale è vedere Paulina alla fine del film nell’ospedale psichiatrico, ormai diventato il finale per antonomasia dei film horror della nostra generazione.

A cura di Benedetta Nasini Mingarelli

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