Otello @ Teatro Elfo Puccini

Torna al Teatro Elfo Puccini il capolavoro di Shakespeare, Otello, per la regia di Elio de Capitani fino al 20 maggio

Cos’è:

Ritorna sul palco dell’Elfo Puccini la tragedia del Moro, per la regia di Elio de Capitani. Lo spettacolo, al secondo anno di tournée, rivela ancora un fascino irresistibile, accresciuto dall’indagine continua sul dramma shakespeariano. De Capitani sfida il testo, portandolo interamente sul palco, in un allestimento che mantiene gli spettatori incollati alle poltrone per più di tre ore. La storia è quella scritta ormai quattrocento anni fa’ da Shakespeare: Otello, diventato governatore di Cipro e dopo aver sposato la bella Desdemona, finisce vittima delle macchinazioni di Iago, suo alfiere, finendo per uccidere la donna che ama, spinto dalla gelosia.

Ma non è un dramma della gelosia, quello messo in scena da De Capitani: è un dramma della visione distorta, della rifrazione, dove nulla è come appare e dove la percezione del reale, opportunamente manipolata, porta all’inevitabile tragedia. Pregiudizi, illusioni, macchinazioni corrono sul filo della misoginia, dell’invidia e della xenofobia, che grazie anche alla traduzione di Ferdinando Bruni, rivelano la cocente e sconcertate attualità del testo shakespeariano.

Com’è:

Se c’è un aspetto che salta all’occhio della messa in scena di De Capitani, è l’eleganza della regia, che riesce a sfruttare al contempo essenzialità e simbolismo, mettendo così in primo piano non tanto la lettura registica dell’opera quanto il suo irrefrenabile dinamismo. Le scene, ad esempio, curate da Carlo Sala, sono un complesso sistema di vele di nylon e fondali, che si modificano e mutano in scena per ricreare, di volta in volta, ambienti del dramma o momenti onirici, in cui il realismo della vicenda lascia lo spazio al mondo interiore dei personaggi, alle loro visioni e ai loro pensieri. Allo stesso modo i costumi, curati sempre da Sala, ci riportano ad un immaginario molto concreto, quello delle guerre coloniali di inizio ‘900, che ben sottolineano lo scontro di civiltà in atto e l’abnegazione di Otello dalle sue origini, schierandosi con il versante “nemico”. Grande importanza anche anche luci e musica, che disegnano e creano di volta in volta tanto gli ambienti esterni quanto gli ambienti “interni” di ciascun personaggio. Il successo di questa operazione però è da attribuire al cast. Federico Vanni, ad esempio, ci restituisce uno Iago lontano da qualsiasi rappresentazione macchiettista del male: un personaggio persuasivo, sì, ma per nulla viscido, perfettamente credibile nella sua (apparente) goffaggine da uomo medio, che insinua dubbi e macchina il male senza scomporsi, anzi, risultando più umano di tutti i personaggi che lo circondano. Nota di merito anche ad Angelo di Genio, nei panni di un Cassio vitale ed energico, e a Emilia Scarpati Fanetti, che porta in scena una Desdemona al contempo sensuale e innocente, reattiva di fronte a Otello (Elio De Capitani) ma incapace di scorgere la tragedia incombente. Molto apprezzato dal pubblico, invece, è il Roderigo di Alessandro Averone, partner comico (e infine vittima prescelta) di Iago.

Perché vederlo:

Confrontarsi con Otello significa confrontarsi con l’origine della violenza, la violenza che scaturisce dal rapporto con l’altro. Nelle note di regia, Elio De Capitani afferma che rileggere l’Otello significa: “portare in primo piano il nodo indissolubile – antropologico e sociale, immaginario e psichico – tra me e l’altro, tra l’altro e gli altri, tra il simile e il dissimile, tra quello che conosciamo e ciò che come un abisso resterà sempre estraneo e inconoscibile”. Lo stesso abisso in cui sprofonda l’intera storia tra Otello e Desdemona. La forza di questo allestimento consiste nel restituirci un Otello che, senza eccessi sperimentali o ammiccamenti alla contemporaneità, ci porta nel vivo del dramma e ci mostra quanto le forze che agiscono a Cipro sono le stesse che agiscono in noi, come se ogni spettatore scoprisse dentro di sé il proprio Iago, il proprio Otello, la propria Desdemona. Una lente deformante da nessuno può sfuggire.

 

Nicolò Valandro

 

OTELLO

di William Shakespeare

traduzione di Ferdinando Bruni

regia di Elio De Capitani e Lisa Ferlazzo Natoli

assistente alla regia Sofia Sironi

scene e costumi Carlo Sala

assistente scene e costumi Roberta Monopoli

musiche originali di Silvia Colasanti

con Elio De Capitani (Otello), Federico Vanni (Iago), Emilia Scarpati Fanetti (Desdemona), Cristina Crippa (Emilia), Angelo Di Genio (Cassio), Alessandro Averone (Roderigo/Buffone), Carolina Cametti (Bianca), Gabriele Calindri (Brabanzio/Graziano), Massimo Somaglino (Doge/Montano), Michele Costabile (Ufficiale/Lodovico)

luci di Michele Ceglia

suono di Giuseppe Marzoli

produzione Teatro dell’Elfo

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