Oscar 2017: L’ipocrisia dell’Academy sul razzismo

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È da poche ore terminata la cerimonia di premiazione dell’89° edizione degli Oscar non senza sorprese e senza qualche strascico di polemiche, immancabili come sempre d’altronde. Quest’anno però l’Academy, forse cercando di voler essere un forte mezzo di propaganda anti-razzismo-trumpismo, ha di certo dimenticato come lo scorso anno a passare per razzista è stata essa stessa. Ricordiamo bene che l’edizione 2016, oltre a essere celebre per aver consegnato l’Oscar a Di Caprio, lo è stata anche per il boicottaggio da parte degli artisti afro-americani, causa l’esclusione di candidature che li rappresentasse: a capitanare il boicottaggio è stato Spike Lee, infine è stato lanciato anche un hashtag per l’occasione (#OscarSoWhite). L’Academy non potendo rimediare con le candidature corse ai ripari invitando a parlare sul palco il comico nero Chris Rock che con una satira pungente colpì dritto al punto.

La cerimonia di questa edizione invece si è aperta con una premiazione mai avvenuta prima d’ora: a vincere la statuetta come miglior attore non protagonista è stato Mahershala Ali, voi direte: dove sta la novità? Semplice, è il primo attore musulmano a vincerla.

Andando avanti la cerimonia non ha risparmiato il neo-presidente USA da battutine e frecciatine varie: ci hanno pensato un magistrale Jimmy Kimmel a pungere Trump e il nostro connazionale Alessandro Bertolazzi che, dopo aver vinto la statuetta per il miglior trucco per Suicide Squad, ha voluto dedicare il premio “a tutti gli immigrati” e ancora di nuovo l’Academy che conferisce il premio come miglior attrice non protagonista all’afro-americana Viola Davis. Tant’è che lì per lì si ipotizza anche un’eventuale tripletta “afro” con la possibile vittoria di Denzel Washington sempre per Barriere, vittoria che non arriva anche perché Casey Affleck è sempre stato il favoritissimo (e il suo premio è più che meritato).

Il vero colpo di scena e ciò che ci fa capire che ci troviamo davanti a una delle edizioni più politicizzate degli Oscar è l’annuncio del miglior film – tralasciando la già chiacchieratissima gaffe iniziale che aveva insignito per pure errore La La Land del premio, vero e unico favorito alla vigilia -l’Academy sorprende tutti e fa vincere Moonlight. È stato davvero un premio conferito per il valore complessivo del film o per motivi politici? Quasi sicuramente è valida la seconda ipotesi: l’Academy non solo doveva colpire la presidenza Trump ma doveva anche spazzare le polemiche che l’hanno coinvolta lo scorso anno, come ho precedentemente raccontato.

Ancora una volta ci troviamo davanti l’ipocrisia – non tanto velata – da parte dell’Academy che ha di certo dato un segnale forte, riconoscendo diritti e meriti alla classe nera americana, ma che allo stesso tempo è andata a discapito di La La Land, un film che sulla lunga verrà ricordato sicuramente più di Moonlight.

a cura di Ennio Cretella

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