OSCAR 2016: E vissero tutti felici e contenti

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OscarsSoWhite, Oscar Politico, Oscar del contentino: quest’anno ne abbiamo vestiti di tutti i ”colori” (ragionando secondo le manifestazioni pre-Oscar forse di colori ne abbiamo visto solo uno). Per chi se lo fosse perso, dopo l’annuncio delle nominations, c’è stata un’enorme critica da parte del popolo Afroamericano e non, per l’assenza tra i nominati di persone di colore. Si è scritto molto e detto tanto e non mi voglio dilungare su discorsi di razze, etnia, ma come è stato dichiarato questa è una manifestazione basata sui meriti, non sulla diversità. Ma davvero secondo voi si tratta realmente una situazione di razzismo e bisognerebbe fare una distinzione tra le categorie oppure il tutto deve funzionare con un sistema meritocratico? E secondo voi c’è davvero un reale caso di egemonia bianca all’interno dell’Academy?
Ma continuiamo parlando della serata, che è andata avanti con alti e bassi. Ha raggiunto alte vette con la esibizione live di Lady Gaga e punti più bassi a causa della conduzione soporifera di Chris Rock, che prende a cuore la causa dell’Oscar White e inizia subito lo show con un monologo sul tema, facendo perdere a tutte le scene comiche e forse anche a tutto lo show un po’ del suo fascino.

Ma parliamo delle categorie. Innanzitutto va subito detto della grande vittoria Italiana di Ennio Morricone, che finalmente dopo anni vince il suo primo vero Oscar, meritatissimo, per la colonna Sonora dell’ultima fatica di Tarantino. E lui più di Leo DiCaprio è in attesa di un Oscar dal lontano 1979. È anche stata la sua serata, del più chiacchierato Oscar dell’ultimo lustro, ma stavolta Leonardo DiCaprio è riuscito nel suo scopo di conquistare l’ambita statuetta, dopo 23 anni, tanto è passato dalla sua prima nomination, di inseguimenti e mancate vittorie, che a parer mio anche giusto che non vincesse (storia a parte per The Aviator). Vince grazie al personaggio di The Revenant che colpisce per la sua fisicità e il suo saper incantare grazie alla forza di Leo, che è ormai una sua caratteristica, di poter reggere un film intero sulle sue spalle. Ma The Revenant non si è fermato qui, è riuscito ad aggiudicarsi anche la categoria di Miglior Regia, portando cosi a due le statuette vinte da Inarritu come regista, vinta anche l’anno scorso per il capolavoro Birdman. Statuetta per certi versi storica quella andata del regista messicano, che esce vincente per due volte consecutive, raggiungendo un record mantenuto da alcuni mostri sacri di Hollywood, John Ford nel lontano 1941 e nel 1942, con Furore e Com’era verde la mia valle, e Joseph L. Mankiewicz nel 1950 e nel 1951, con Lettera a tre Mogli ed Eva contro Eva.

Mentre per la categoria femminile troviamo due New Entry, Brie Larson e Alicia Vikander migliori attrici alla prima nomination, rispettivamente miglior attrice protagonista (per il bellissimo e origniale The Room) e miglior Attrice non protagonista (per The Danish Girl).
Invece, per la categoria attore non protagonista, un po a sorpresa vince Mark Rylance, per Il ponte delle spie di Spielberg , ai danni di Sylvester Stallone, che si sentiva la vittoria in pugno dopo il trionfo ai Golden Globes.
Miglior sceneggiatura non originale per Adam McKay e Charles Randolph con La Grande Scommessa (che aveva trionfato ai PGA), mentre Emmanuel Lubezki è entrato nella storia dell’Academy per aver vinto la 3° statuetta consecutiva come miglior direttore della fotografia grazie a The Revenant. Non era mai successo nulla di simile.

Ottavo Oscar nella storia Pixar grazie ad Inside Out, con Amy miglior documentario, Il Figlio di Saul di László Nemes miglior film straniero ed Ex-Machina, altra clamorosa sorpresa, premio Oscar per gli effetti speciali. A bocca asciutta il multi-miliardarioStar Wars VII.
Mentre invece il film dell’anno è stato Il Caso Spotlight di Tom McCarthy, che ne esce come Vincitore ‘dimezzato’.
il titolo OpenRoad ha aperto e chiuso gli Oscar 2016 vincendo la prima statuetta assegnata, quella per lo script, e l’ultima, quella per il miglior film. Nel mezzo il nulla. Quando si dice concentrare i propri sforzi sull’essenziale. E che essenziale. Era dal lontanissimo 1953, con Il più grande spettacolo del mondo, che il titolo eletto miglior film dell’anno non tornava a casa con solo due statuette. Meglio di lui sia The Revenant, premiato con 3 statuette, e soprattutto Mad Max: Fur Road, in trionfo con sei Oscar vinti grazie ai premi tecnici (scenografia, costumi, trucco e parrucco, sonoro e montaggio sonoro) e al pazzesco montaggio.

Una serata molto ‘politica’ quella a cui abbiamo assistito, e non solo per gli Oscar assegnati a Spotlight e a La Grande Scommessa, grazie alla conduzione onestamente poco divertente di Chris Rock. La polemica ‘razzista’ che ha preceduto l’evento l’ha fatta da padrona, finendo per appesantire una ‘comicità’ apparsa a lungo andare ripetitiva, soprattutto nel cavalcare l’argomento. Ovviamente anche polemicamente. Il ‘tabù’ dei due Oscar consecutivi vinti come miglior film dallo stesso regista rimane in piedi, in conclusione, grazie al colpo di reni targato Tom McCarthy che ha privato Inarritu del 5° Oscar in 2 anni. Per il secondo anno di fila, e qui chiudiamo, il film vincitore si è fatto vedere in anteprima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia. Birdman nel 2015, Spotlight nel 2016. A chi toccherà nel 2017? Con la speranza che, non vada macchiato lo show con un’altra polemica (a parer mio inutile) ai denno del puro spettacolo, perché alla fine gli Oscar, Hollywood e compagnia non sono altro che questo, intrattenimento.

A cura di Giacomo Azzolina

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