ON STAGE – UN ANNO DOPO

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A cura di Nino Lo Giudice

Tony Laudadio torna in scena, questa volta al Franco Parenti di Milano, con uno spettacolo nuovo di zecca: “Un anno dopo”, prodotto dalla sua compagnia, Onorevole Teatro Casertano e dai Teatri Uniti di Napoli. Al suo fianco, l’amico d’infanzia di sempre, nonché co-fondatore della compagnia casertana, Enrico Iannello. Lo spettacolo è ambientato a Silvi Marina, Abruzzo, in un ufficio come ce ne sono tanti in Italia: scarno, semplice con scrivanie e computer. Proprio qui, Giacomo (Tony Laudadio) e Goffredo (Enrico Iannello) fanno conoscenza l’uno dell’altro. Giacomo è una persona poco loquace e routinaria, tutto casa e lavoro. Vive con la sorella, ha storie d’amore occasionali e il suo passatempo preferito è scrivere “sinossi” (compendi paradossali di scritti che lui stesso si immagina e che poi riscrive su carta, già riassunti). Goffredo invece è all’apparenza più spigliato, socievole. Gli piacciono molto le donne. Si fidanza con Lorena, donna che diventa molto spesso argomento di conversazione. Si sposa, ha una figlia, ma poi immancabilmente divorzia. I due impiegati intavolano un dialogo progressivo (non si parlano per i primi sette anni di lavoro), brillante, ironico che sfiora il pinteriano. Si parte da temi come il comunismo e il capitalismo, etichettato come “povero” (“noi siamo in un capitalismo povero”) e si passa a temi più scottanti, come la disoccupazione, il costo della vita, il fine ultimo dell’esistenza e Dio. In un’immagine che ha quasi dell’impressionistico, il futuro viene definito “predatore”. Inoltre non poteva mancare la musica (si parla quasi sempre dei Beatles), tema caro a un pluristrumentista di razza come Laudadio. Il punto cruciale è però l’arresto di Goffredo (condannato ai domiciliari), colpevole di aver avuto rapporti carnali con una minorenne e per giunta sotto compenso (lo spettacolo è pieno di palesi  riferimenti all’attualità). Poco tempo dopo la scarcerazione, Goffredo viene incriminato di nuovo per possesso di materiale pedopornografico, trovato dalla polizia su una presunta chiavetta( che serviva come connessione Internet) intestata a Giacomo. Qui il nostro tombeur de femme dannunziano comincia a mostrare le prime crepe, ma non si arrende. Si fidanza con un’altra donna, che si dice abbia trent’anni, ma poi si lasciano. Senza che lo spettatore si capaciti, trascorrono sei lustri, e l’Andrea Sperelli di Silvi Marina va in pensione. Finalmente è contento di lasciare il lavoro per raggiungere la meta di tutta una vita: Roma. Resta tuttavia bloccato nella routine “paesana” della località balneare abruzzese e assorbe, suo malgrado, la caratteristica altrui che aveva sempre criticato: il provincialismo. Si ammalala e procombente come uno stelo senza linfa esaurisce tutta la sua forza iniziale. Sfiduciato torna a lavorare senza stipendio. Poi, nell’ultimo micro-atto dello spettacolo, la postazione di Goffredo è vuota: è morto? È andato a Roma? Giacomo intanto, in un’espressione sconsolata ma non troppo, continua imperterrito il suo lavoro. Commedia amara, ironica e sarcastica, “Un anno dopo” fa riflettere. Ad un’ambientazione essenziale, quasi claustrofobica e ad una scarsità di movimento, si compensa con una bruciante sticomitia tra i personaggi, un ritmo narrativo incalzante ed estenuante. Uno scambio di opinioni, motteggi, battute, riflessioni, contornate da un corrosivo umorismo pirandelliano. In una danza di emozioni continue (non sempre positive), si toccano delicate questioni attuali come il precariato, la prostituzione minorile, il blocco comunicativo interpersonale a cui corrisponde paradossalmente una rapidità dei consumi e delle informazioni. L’esistenza dell’uomo scorre ineluttabile in un battito di ciglia e il tempo è come una clessidra (non a caso Giacomo ne regala una a Goffredo) che scandisce ogni attimo. Il poeta Orazio direbbe che tutto è fugace e che sta a noi cristallizzare i momenti più importanti della nostra vita, consumata da velleità effimere. In conclusione,  riprendendo una citazione filmica nota ai più, bisognerebbe che ognuno di noi ripercorresse i versi passati della propria esistenza, accettandoli, ma cercando di scriverne di migliori. Quali saranno i vostri?

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