On Stage: Qualcosa a cui pensare @ Teatro Libero

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<<Sai qual è realmente il mio problema, Plin? Che non ho desideri. Ma non vado fino in fondo neanche nel non avere desideri. Cioè, ho tanti desideri, in realtà, ma non li desidero. Capito?>>

Pieni di vuoto. Il mondo fuori, loro dentro. Dentro un appartamento da studenti che forse in realtà il mondo lo contiene già, perché quello che viene chiamato “mondo”, in fondo è anche i suoi 7 miliardi di occupanti: nel caso specifico, Jeer e Plin. Generazione X, Millennials, gli studi li inquadrano tra i nativi digitali, ma i cresciuti negli anni Novanta a Friends e Super Mario hanno poco a che spartire con i loro fratelli minori: perennemente a cavallo tra un essere ed un non-essere, sono una generazione fantasma che a trent’anni già si trova a scontrarsi con la disgregazione dei valori su cui è stata formata ed è cresciuta.

E l’incapacità dei protagonisti di decidersi ad intraprendere una relazione diviene qui metafora della loro incapacità di affrontare il mondo, che altro non è se non l’incapacità di comprendere prima di tutto se stessi. Chi vince, dunque, di fronte alla paralisi che prende davanti alle infinite possibilità di scelta, di fronte al perenne scontro tra la volontà di fare qualcosa e la frustrazione di non sapere neppure da che parte girarsi? Chi sceglie di rinunciare in partenza e rimanere sdraiato sul divano, o chi invece incanala questo bisogno di azione in una cosa qualsiasi, come una manifestazione di metalmeccanici? La risposta che non c’è, sembra rimbalzare dall’uno all’altra, in un perenne accapigliarsi che forse è semplicemente invidia per l’altrui modo di affrontare la quotidianità.

On Stage: Qualcosa a cui pensare @Teatro Libero

Plin vorrebbe lasciare l’università, ma non potrebbe sopportare la delusione dei propri genitori. Vorrebbe dare gli esami, ma si sente sempre impreparata. E alla fine quello che vuole è soltanto andare fuori e spaccare tutto, solo per una volta.

Jeer vorrebbe qualcosa di cui preoccuparsi, ma il suo approccio passivo alla vita non gli fornisce il materiale. E d’altronde avere finalmente qualcosa a cui pensare significherebbe mutare questo status, che è tanto frutto del suo innato modo di essere quanto di una scelta consapevole, e al quale alla fine fa sempre ritorno. Ritorno che ha la forma, i baffi e il cappello di Super Mario, l’idraulico basso grasso e povero che avrebbe dovuto rappresentare il modello, il supereroe che salva la principessa, dei bambini degli anni Ottanta. Videogiochi specchio del nostro tempo.

La (non) conclusione, trascorsi alcuni anni di vita dei protagonisti, è che <<diventiamo grandi per osmosi, perché gli altri si sposano>>; e sembra quasi di vederli, Jeer e Plin, su uno di quei tapis roulant che si trovano negli aeroporti: in piedi, mentre vengono trasportati avanti loro malgrado, malgrado il loro essere fermi. Sembrano i presupposti di una tragedia generazionale, assumono invece la forma di una commedia della realtà.

Ed è la scelta consapevole dell’autore (Emanuele Aldrovandi) a imprimere questa forma a quello che è il dramma del presente, la cui drammaticità risiede proprio nel suo essere qui ed ora: la scelta del finale è una partita ancora tutta da giocare (<<Io vedo l’arcobaleno dietro a tutto questo grigio. Non so ancora che colori ci sono e come arrivarci. Ma so che c’è. Per me. Per te. Per tutti noi. Noi che siamo vivi adesso. Che ci affacciamo su un mondo che non ha nulla di pronto per noi, ma noi ce la faremo>>). Ma soprattutto una commedia vera, lieve e disincantata al tempo stesso, che nella comicità e verosimiglianza dei dialoghi veicola i sentimenti di una generazione, riuscendo a strappare risate sincere proprio laddove non se ne pone l’obiettivo.

Una rappresentazione resa ancor più vera ed efficace dall’interpretazione di Tomas Leardini e Roberta Lidia De Stefano. Insomma, non uno di quegli spettacoli uscendo dai quali si sente dire: “Allora, piaciuto?” “Mmm non so, ci devo pensare”. Dal 27 marzo al 2 aprile al Teatro Libero uno spettacolo vincitore del bando NEXT di Regione Lombardia, regia di Vittorio Borsari con Tomas Leardini, Roberta Lidia De Stefano, produzione compagnia Chronos3.

a cura di Claudia Tanzi

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