Corrado D’Elia è ad oggi una delle voci e delle figure di riferimento per il teatro milanese. Attore, regista e drammaturgo, è stato direttore artistico per quasi diciott’anni del Teatro Libero di Milano, per poi passare quest’anno alla direzione di MTM – Manifatture Teatrali Milanesi (che riunisce al suo interno Teatro Litta, Teatro Leonardo e Quelli di Grock ndr). Dopo un’intensa stagione teatrale, ha portato sul palco del Teatro Libero “Il Calapranzi” di Harold Pinter, dirigendo Alessandro Castellucci e Francesco M. Cordella, per quello che lo stesso D’Elia ha definito «Un appassionato, commovente saluto» al teatro in cui ha abitato negli ultimi vent’anni. L’abbiamo incontrato per fargli qualche rapida domanda su Pinter, Milano e, ovviamente, il teatro.

VOX: Partiamo subito con una domanda a freddo: perché Il Calapranzi di Pinter? Dopo una stagione in cui hai portato sul palco testi fortemente dinamici come Otello (Shakespeare) e Caligola (Camus), come mai la scelta di un testo così apparentemente statico e difficile per il pubblico contemporaneo?

D’ELIA: In realtà, è stata proprio l’attualità di Pinter e del Calapranzi a portarmi a questa scelta; non è un caso che molti registi contemporanei lo indichino come il loro drammaturgo di riferimento, tra questi lo stesso Tarantino. Sono molti gli elementi di attualità: questa attesa logorante ed insensata, che genera a sua volta una violenza gratuita e senza scopo, sono temi assolutamente contemporanei. In questo senso Pinter è l’opposto dell’azione, anzi, ne è quasi un negativo fotografico: la foto senza colori, non ancora sviluppata, la dinamica congelata in un’istantanea. È un teatro senza finzione ma carico di energia; noi dal canto nostro abbiamo sviluppato proprio questo aspetto, identificando lo spazio dell’azione con lo stesso del Teatro Libero (si vedano ad esempio le quinte smontate sul palco e l’uso della scenografia di prova ndr), non aggiungendo nulla, nessuna imbellettatura, conservandone però tutto il calore. D’altronde abbiamo “abitato” questo teatro per quasi diciott’anni: lo vedo anche un modo per dirgli addio.

VOX: A questo proposito, come stai vivendo il passaggio da Teatro Libero a MTM? Cosa ti ha portato a questa scelta?

D’ELIA: Al Libero ho passato più diciott’anni, posso dire di averlo creato, dandogli un suo movimento, un suo pubblico. È stata la mia casa, e di questo non posso che essere riconoscente e grato per i bei anni che vi ho trascorso. MTM invece mi è apparsa fin da subito un’occasione artistica e professionale molto affascinante: due progetti (Teatro Litta e Quelli di Grock), tra le realtà teatrali più vive di Milano e con lo sguardo più attento per la contemporaneità a mio avviso, che si fondono pur lasciando la porta aperta ad altri progetti. Nei teatri questo è molto raro. Per me è stato molto naturale, avendo già lavorato molto con loro, è stato quasi osmotico mi verrebbe da dire. Come direttore artistico, perciò, impegnerò tutte le mie domande, le mie energie, il mio entusiasmo perché questo progetto possa crescere, siccome è anche il progetto più europeo, per quanto riguarda il sistema teatrale milanese. Guardo al Libero con grande affetto e lo porterò nel cuore come si porta un figlio, che si è visto nascere, crescere e maturare abbastanza perché sia lasciato camminare nel mondo sulle sue gambe; forse, alla fine, è stata una scelta d’amore, oltre che dettata dalla curiosità di vedere con occhi nuovi.

VOX: Sia Teatro Libero che MTM si inseriscono in un sistema teatrale, quello milanese, particolarmente attivo e competitivo, verrebbe da dire. Che rapporto hai con la Scena milanese? Ci sono novità interessanti o aspetti che vorresti cambiare?

D’ELIA: Ricordiamo prima di tutto che Milano è la città del teatro, non esiste nulla del genere nel nostro Paese. È la città che più vive di e con il teatro, di un teatro che si interroga sul contemporaneo. Il sistema è in continua evoluzione, è un sistema dinamico, sbaglieremo a pensarlo fisso; quando parliamo di Sistema Teatrale Milanese parliamo di una serie di soggetti che condividono una serie di esperienze e informazioni, un sistema che non definirei concorrenziale: tutti concorriamo affinché Milano sia la Città del Teatro e che la gente vada a teatro, nella difficoltà quotidiana di ognuno per mantenere in vita questi progetti. In un certo senso, siamo tutti sentinelle che tengono accesi dei lumicini.

A cura di Nicolò Valandro

Commenti su Facebook
SHARE