È il 13 febbraio 2017 quando su Youtube viene pubblicato il video di “Nove Maggio”, prima pietra della collaborazione più chiacchierata dell’ultimo anno: Francesco Lettieri e Liberato. In realtà, come dichiarato da in un’intervista fresca fresca, l’insospettabile Motta già a inizio 2016 (al tempo del videoclip de La fine dei vent’anni, pure quello girato dal regista partenopeo) avrebbe potuto scoprire l’identità del cantante. Ma se l’è fatta scappare.

Se tutto quello successo nel 2016 come background del progetto rimane ancora oggi ignoto ai non addetti ai lavori, il 2017 è l’anno che ha consacrato @liberato1926 come mostro dell’hype. Schematizziamo la cronologia del suo ultimo anno e mezzo:

  • 13 febbraio 2017: Nove Maggio è su Youtube
  • 9 maggio 2017: Tu t’e scurdat’ ‘e me è su Youtube
  • 26 maggio 2017: Calcutta sale sul palco del Mi Ami a Milano come Liberato
  • 3 giugno 2017: il remix Liberato I è su Youtube (via HateMe)
  • 19 settembre 2017: Gaiola portafortuna è su Youtube
  • 4 novembre 2017: Liberato suona al Club to Club a Torino
  • 20 gennaio 2018: Me staje appennenn’ amò è su Youtube
  • 2 maggio 2018: INTOSTREET è su Youtube
  • 3 maggio 2018: Je te voglio bene assaje è su Youtube
  • 9 maggio 2018: Liberato suona alla Rotonda Diaz a Napoli
  • 9 giugno 2018: Liberato suona a Barona a Milano
  • 15 giugno 2018: Liberato suona al Sonar a Barcellona

La prima metà del 2017 è stata indubbiamente la fase iniziale del progetto che, con due video ben girati e una musica che ormai mezza Italia riconosce a occhi chiusi, ha creato un primo zoccolo duro di seguaci (perché fan proprio non sono). L’episodio del Mi Ami dell’anno scorso, organizzato con la collaborazione, vale ricordarlo, non solo di Calcutta ma anche di Izi, Priestess e Shablo, ha aperto il vaso di Pandora e ha dato vita a un fomento generale fatto di battute, meme, endorsement da parte dei personaggi più disparati (da Gemitaiz col suo “Illegal Remix – a Roberto Saviano che lo mette come sigla nel suo programma “Kings of Crime) che ha segnato l’anno seguente. Ad oggi l’ondata di hype si è gonfiata ancora di più facendo fiorire una serie di teorie, opinioni e speculazioni spesso molto fantasiose ma che, vista la segretezza che avvolge il progetto, sono destinate a rimanere ancora per molto senza conferma.

Non sono qui per aggiungere la mia opinione e dirvi se, sulla base di nessun elemento realmente analizzabile, Liberato sia più probabilmente un prigioniero del carcere di Nisida o Adam Jendoubi, attore protagonista dei tre video collegati. Piuttosto penso a come, nel giro di pochi mesi, un progetto simile sia riuscito a conquistare la Penisola arrivando ad essere probabilmente l’artista di cui si sta più scrivendo e parlando da mesi a questa parte.

Due elementi vanno presi in considerazione. Uno è il ruolo, non chiaro ma sicuramente fondamentale, di Francesco Lettieri. Il regista, che da un paio d’anni è diventato indubbiamente il miglior traduttore in immagini di tutta questa new wave italiana dell’indie pop, è l’alter ego di Liberato. A differenza delle collaborazioni con artisti come Calcutta, l’identità segreta di Liberato ha fatto sì che Lettieri potesse in qualche modo prestargli il suo volto. Nel corso dell’anno, all’uscita di ogni pezzo, mentre la musica veniva esaltata e apprezzata, il video riceveva come minimo lo stesso grado di attenzione, tanto che spesso è stata proprio la parte visuale a prevalere su quella sonora.

Le atmosfere di Lettieri quando punta la sua macchina da presa su Napoli e dintorni sono magiche, tanto a Scampia quanto al Vomero, e non si può negare che parte della fortuna del progetto Liberato venga proprio da questo. Prima di tutto perché sono una celebrazione della città, delle sue parti e dei suoi ambienti. In ogni secondo di ripresa la città è protagonista, punto in comune coi testi delle canzoni che vedono raccontata Napoli in continuazione.

 

Il secondo grande personaggio della partita è sicuramente Converse. Completamente assente nei primi due video, da “Gaiola Portafortuna” in poi ogni uscita ha visto incluso nei credits un non meglio specificato “powered by Converse”. Allo stesso tempo nei video si notano una serie di product placement e di rimandi al marchio di scarpe, che ha lanciato proprio in occasione del concerto di Milano la vendita della versione con il logo del cantante, peraltro già presenti nei video. Converse è una multinazionale che non ha bisogno di presentazioni e il fatto che affianchi e sponsorizzi un artista del genere ha aperto un’altra corrente di complottisti che si sono scervellati sui possibili legami tra i due. Senza soffermarcisi troppo, è innegabile che la partnership con la casa delle All Star ha sicuramente dato a Lettieri e alla sua crew una serie di possibilità economiche e non solo (l’organizzazione di due eventi 100% free, la visibilità internazionale che ha portato Liberato tra i nomi del Sonar 2018 a Barcellona…) che un artista indipendente italiano oggi non può nemmeno sognare con un curriculum di sole sei canzoni.

In questi ultimi anni si è parlato sempre di più di hype, come capacità di un artista di generare rumore attorno a sé. Artisti di ogni tipo hanno usato strategie di comunicazione anche molto diverse, ma c’è una particolarità del caso di Liberato che lo mette in opposizione a tutti gli altri. E il miglior modo per capirlo è forse aver partecipato a uno dei suoi live. In un ambiente come quello della musica italiana “indipendente” c’è un rumore assordante e ogni artista si preoccupa insieme alle sue etichette di dare più visibilità possibile al proprio lavoro, ai propri tour, ai propri dischi. Liberato ha invece una personalità social (che fino a questo momento, vista la sua timidezza a mostrare il volto, rimane la sua unica personalità) assolutamente minimale. Se prima di sfondare con “Nove Maggio” pubblicava una serie di contenuti sul suo profilo tumblr (che ad oggi sembra abbandonato), con l’apertura dei suoi canali su Youtube, Instagram e Facebook si è chiuso in un guscio di silenzio dal quale si limita a lanciare un avviso ogni volta che un nuovo pezzo viene pubblicato (limitato sempre a un semplice “Liberato canta ancora”). Per il resto, a parte delle altrettanto minime comunicazioni per annunciare le sue date (Barcellona è appena passata, ma tranquilli, suonerà in Puglia al Viva festival il 6 luglio), è assente ogni tentativo di stabilire un contatto con la fanbase.

E questo è esattamente lo stesso atteggiamento che, perlomeno nel caso di Milano, è stato seguito durante il live, iniziato tardissimo per aspettare che fosse buio abbastanza da apprezzare le visual proiettate sul fondo del palco e le luci studiate a puntino. Uno show suggestivo e sicuramente d’effetto che gode di attrezzature e tecnici audio-video capaci che fanno perfettamente il loro lavoro, e un pubblico formato in parti uguali da scugnizzi alla milanese che cantano a stecca ogni singola parola pur senza avere l’accento e una massa di curiosi venuti per ascoltare questo cantante di cui tanto si sente parlare ma di cui magari conoscono un pezzo soltanto. Da parte di Liberato (o dei Liberato, visto sul palco ci salgono in tre, due strumentisti e un cantante/dj) solo un caloroso “Ué uéé, Milanés!” a inizio concerto per poi iniziare a suonare senza fermarsi per quei 30 minuti di live che ti permette una discografia del genere. Zero contatti. Fan e curiosi devono accontentarsi e godersi musica e atmosfera.

Non è sicuramente l’unico motivo del suo successo, ma il boom di pubblico viene sicuramente ingrossato da tutta questa capacità di far parlare di sé rimanendo, sostanzialmente, in silenzio. Perché siamo nel mondo in cui tutti sanno tutto di tutti, e l’idea che qualcuno non voglia mostrarsi ci eccita e ci esalta troppo per rimanere indifferenti.

A cura di Diego Maroni

Immagini di Vinyl From Italy Est 1982 

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