Se negli anni ’80 erano Pino Daniele e Massimo Troisi ad incarnare la napoletanità in tutta la sua essenza, oggi è Liberato il volto di Napoli.

L’unione tra dialetto partenopeo, sonorità mediterranee ed elettronica ha trascinato Napoli al centro del panorama musicale italiano ed europeo (vi ricordiamo che quest’estate Liberato sarà presente al Sónar di Barcellona).

Ci siamo domandati come sia vissuta questa ondata di hype da chi il 9 maggio vedrà la propria città invasa da orde di fan pronti a cantare sulle note di Liberato.

Ci hanno risposto così.

 

Leopoldo, 21 anni 

Riconosci Napoli nelle canzoni e nei video di Liberato?

Direi di sì, tutto sommato il progetto racconta storie comuni. Chiunque potrebbe riconoscersi in lui visto l’anonimato, un napoletano probabilmente più di altri per familiarità con la lingua e i luoghi. I video raccontano una Napoli veritiera, ma le scelte estetiche danno l’impressione di avere a che fare con una realtà stereotipata.

È cambiato il tuo modo di vedere la tua città da quando esiste Liberato?

Ora so che esiste la Gaiola! I luoghi dei video di Lettieri sono diventati emblematici, riconoscibili da chiunque segua il progetto. Liberato è riuscire a sdoganare la canzone napoletana, prima di “Nove maggio” era ascoltata solamente nei quartieri più popolari di Napoli. Liberato ha portato l’hype a Napoli, prima di lui ci era riuscito solo Insigne.

Luigi, 30 anni

La Napoli di Liberato coincide con quella reale? 

Napoli è sospesa tra almeno due mondi, due narrazioni distinte: in una è una metropoli europea  e cosmopolita, con i caffè letterari, gli artisti (musicisti, videomaker), il turismo esagerato degli ultimi anni: quella che potrebbe essere la Napoli dei Quartieri Spagnoli, unione tra anima moderna e popolare; in un’altra è una città del sud, con disoccupazione, mafia, degrado. È lo scontro tra centro, in cui effettivamente ho visto scugnizzi entrare in bar dove si suonava musica noise, e la periferia, abbandonata. La mia idea è che Liberato canti soprattutto la prima narrazione: quella in cui vorremmo credere, ma in cui non ci riconosciamo. Come quando qualcuno fa un film sull’Italia e finisce sempre per essere una cartolina. I video sono veritieri nella misura in cui rappresentano l’infinita bellezza di Napoli, ma diventano una favola quando, per esempio, rappresentano Castel Volturno o Villaggio Coppola (in Gaiola Portafortuna) o la gang di ultras omosessuali (in Me stai appennen). In sintesi: sembrano sponsorizzati da De Magistris.

Il napolenglish rischia di far storcere il naso a i puristi della lingua napoletana?

Il napolenglish è più che sdoganato da secoli, mi vengono in mente 99 Posse e le migliaia di gruppi reggae ma anche parecchi neomelodici, da questo punto di vista niente da dire, anzi è molto bello l’uso che ne fa Liberato

Cosa ne pensano i napoletani dell’improvvisa fascinazione per Napoli che ha colpito gli ascoltatori di Liberato? Per il concerto del 9 maggio partiranno decine di pullman da tutta l’Italia.

Penso che a noi napoletani piaccia sentici incompresi, unici custodi di una grande bellezza – appunto quella di Napoli. A me dà un fastidio pazzesco che questa bellezza venga impapocchiata – truccata alla bene e meglio – cioè che Napoli venga rivestita di una facciata per renderla assimilabile agli “stranieri” – e venduta così, agli idioti che ascoltano ItPop. Se a uno di questi ragazzi viene rubato il portafogli sul lungomare, è possibile anche che sia contento perché sarebbero confermati i suoi stereotipi sulla città. Avrebbe fatto “un’esperienza napoletana completa”. Con questo non voglio dire che qua rubano i portafogli, ma è per fare un esempio di stereotipo. Però, che ci posso fare.

Francesca, 24 anni.

Pensi che la contaminazione del napoletano con espressioni inglesi possa modernizzare il vostro dialetto?

Non me lo sono mai chiesto, penso Liberato utilizzi espressioni inglesi solamente per rendere le sue canzoni più orecchiabili. Credo sia solo una strategia per vendere di più. Il nostro dialetto è una lingua riconosciuta dall’UNESCO, sono molto tradizionalista ed escludo che il Napoletano possa essere modernizzato.

Come hai reagito all’esplosione di un progetto musicale che creato così tanto interesse per Napoli?

Sono molto felice che Liberato, come Gomorra, sia diventato un fenomeno di massa.  La musica è patrimonio dei giovani e quindi credo sia solo un buon segno che fuori da Napoli cantino le canzoni di Liberato, sperando che Liberato sia il tramite attraverso il quale i non napoletani possano venire a conoscenza della cultura e delle bellezze di Napoli.

A cura di Carlo Michele Caccamo e Margherita Rho

Commenti su Facebook
SHARE