Contiamo sempre sull’Ohibò per proporci contenuti di qualità e il circolo ha fatto centro anche questa volta. Quartiere Ohibò è la nuova rassegna dedicata alla musica e all’arte performativa in generale che si prefigge lo scopo di far scoprire nuovi contenuti culturali al pubblico del circolo, con la speranza che, come per il proprio quartiere, essi possano diventare parte integrante del quotidiano di ciascuno.

Quale occasione migliore per il lancio di questa rassegna se non con una serata all’insegna della buona musica (e dei sintetizzatori)? E se a impreziosire la serata c’è anche la chiusura del tour dell’artista emergente dell’anno non si può che andare sul sicuro.

Giovedì 9 novembre, ore 22 circa. Sul palco salgono gli Slowtide, band composta da cinque elementi sparsi tra Milano e Torino, che forse proprio grazie a questo loro métissage regionale riesce ad assorbire e rielaborare il meglio dalla scena indie sia piemontese che lombarda. Michele e Annalisa, le due particolarissime voci del gruppo, fondono le loro influenze musicali trasformandole in belle vibrazioni e creando così un’atmosfera magica; la chimica tra di loro è palpabile, e la trasmettono al pubblico senza difficoltà, anzi, con grande professionalità. Un po’ the XX, un po’ The Neighbourhood, ma soprattutto tanta sperimentalità e originalità. Loro sono senza alcun dubbio l’highlight della mia serata, una scoperta piacevolissima.

Velocissimo cambio palco ed ecco che troviamo sullo stage gli Edless, 5 giovani milanesi che sperimentano con la fusione tra un rock prettamente improntato al grunge e l’elettronica attuale. Hanno indubbiamente talento, questo è indubbio, ma purtroppo il loro set non entusiasma il pubblico dell’Ohibò. In alcuni punti del live, inoltre, il corretto bilanciamento tra volumi e lo riempimento dei vuoti viene a mancare. Decidono di chiudere con due pezzi inediti che suonano per la prima volta, ma non convincono a pieno. La materia prima c’è tutta, bisogna solo saperla rielaborare al meglio.

23:30 e sul palco sale sorridente Alice Bisi, in arte Birthh, e genuinamente imbarazzata saluta il pubblico con un “ciao dal paradiso!”. Il set inizia con l’opening track dell’album di debutto della ventenne, Prelude for the loveless, durante la quale c’è anche qualche errore iniziale coi sintetizzatori, ma quando apre bocca e inizia a cantare, o meglio incantarci, le perdoniamo tutto. Prima di esibirsi con la magnetica Queen of Failureland, secondo singolo estratto da Born in the woods, il progetto che l’ha portata ad essere una delle nuove promesse della scena musicale alternativa italiana, la Bisi ci racconta che questa serata è la conclusione di un tour non solo nazionale, ma anche internazionale, che l’ha portata in giro per due anni. Segue in maniera molto lineare e armoniosa Interlude for the Lifeless, che introduce Senses; il pezzo viene descritto come quello più rock contenuto nel progetto e quest’aspetto del brano trova riscontro soprattutto nella dimensione live, dove alla fine gli strumenti (soprattutto la batteria) e i sintetizzatori prendono il sopravvento, facendo emergere l’arrabbiatura che, a detta della cantautrice, ha fatto nascere l’album.

La serata prende una svolta più soft con (Bahnhof), durante la quale la voce di Birthh è elegante e leggera, volteggia tra gli accordi posandosi tra essi dolcemente come una piuma; segue Infinite, un inedito che fa parte del progetto di prossima uscita dei due giovani musicisti che accompagnano la cantante per tutto il suo set, “un pezzo per farvi muovere i sederi”. La leggerezza s’infrange e con Chlorine torna l’intensità che contraddistingue la maggior parte dei brani contenuti nell’album. Il singolo è stato un successo sotto ogni punto di vista e live rende ancora di più, strabordando emozione da ogni nota. A concludere il set (“però poi mi dovete richiamare per il bis, questa è l’ultima data del tour quindi lo decido io!”) c’è la traccia di chiusura For the Hearthless.

Come da richiesta, Birthh concede con piacere al pubblico dell’Ohibò un encore solitario nel quale presenta un convincente inedito che parla della morte della nonna e di crisi adolescenziale. Viene infine raggiunta dalla band per suonare l’ultimo pezzo in scaletta, Wraith, che narra di occasioni perse e che ci fa ringraziare di non aver perso l’occasione di poter partecipare a questa magica serata che ha scaldato e incantato l’attento pubblico di Milano.

A cura di Fabio Scotta

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