Al Teatro Libero di Milano, in scena fino al 12 febbraio, Manuel Renga dirige Jessica Leonello in un’articolata opera di teatro di figura che mira a raccontare le trasformazioni: quelle dell’uomo, quelle delle città e della cultura urbana in cui viviamo, con la forza di chi è stato involontariamente sradicato dal tempo.

 

Recensione – Cos’è:

Brescia, quartiere del Carmine. Cesare apre gli occhi dopo 15 anni di coma. Chiede del figlio, stupendosi di non trovarlo al suo capezzale, ma non ottiene risposta. Torna così in città, nei luoghi in cui aveva vissuto, strada per strada, cercando di riallacciarsi alla realtà, cercando di trovare suo figlio. Ma presto si accorge che qualcosa non torna. La città è diventata un centro multiculturale, dove il cricket è il secondo sport più praticato. Gli amici, che contatta al telefono, stentano a riconoscerlo. Il Cinema Eden, un tempo a luci rosse, si è trasformato in una sala d’essai. È solo un esempio come un altro. Del figlio, del resto, nessuna traccia. Tutto è cambiato.

 

Recensione – Com’è

Trasformazioni. Questa è la parola chiave dello spettacolo Il Nuovo Eden diretto da Manuel Renga, dove Jessica Leonello, autrice della sceneggiatura, è anche l’unica attrice a interpretare tre personaggi diversi. Trasformazioni come quelle messa in scena dalla protagonista, perché Il Nuovo Eden è un esempio magistrale di teatro di figura. La Leonello alterna infatti maschere in lattice e di cartapesta, fino a presentare sul palco un pupazzo ibrido, quello di Dolores, amica trans di Cesare, fatto per metà in gomma piuma e per metà del corpo di Jessica, abile a manovrarne movimenti ed espressioni.

Trasformazioni come quella di Brescia, che è anche la città che ha dato i natali all’attrice. Sociali, architettoniche, urbane, psicologiche e culturali. È il tempo che si racconta, che mostra l’inevitabile evoluzione delle cose, il processo di cambiamento che lentamente leviga la superficie di un’intera città. Chi vive il cambiamento, solitamente, essendo parte del processo, non se ne accorge. Cesare, che è rimasto escluso dal presente delle trasformazioni, rimane spiazzato, privo degli strumenti necessari per calarsi nella nuova realtà, ancorato al passato senza rendersene conto.

Trasformazioni come quelle di genere a cui si assiste sul palco. Gli sketch si alternano tra momenti drammatici e commoventi ad altri comici e dotati di ironia, le scenografie cambiano, così come la voce e le caratteristiche dei diversi personaggi. Cambia addirittura il genere inteso in senso lato, perché per grandi tratti dello spettacolo il teatro lascia posto al video, dove gli attori stessi diventano protagonisti di brevi proiezioni girate dal videomaker Nicola Zambelli, creando un intreccio originalissimo dal punto di vista formale.

 

Recensione – Perché Vederlo

Questo è, se vogliamo, l’aspetto più caratteristico dello spettacolo. Il meta-significato che si amalgama con la messa in scena, sia come forma che come contenuti. Vedere Jessica Leonello che cambia d’abito, di maschera, che muta voce e salta avanti e indietro tra palco e video senza dare la sensazione della più piccola contrazione, riesce a rendere l’idea dello spessore dell’attrice, ma anche dell’abilità registica di Manuel Renga.

Altra caratteristica di fondo è il realismo, la realtà quotidiana del vero quartiere bresciano che si fonde con lo spettacolo teatrale, proiettato al Teatro Libero di Milano. Nei video di Zambelli, i personaggi della Leonello si ritrovano infatti a recitare fianco a fianco con chi quella trasformazione l’ha vissuta realmente, trasformando la pièce teatrale in una sorta di documentario, in una testimonianza della società contemporanea.

Non è un caso, quindi, che Il Nuovo Eden, sia stato pluri-premiato nonché finalista sia al Premio Crash Test 2017 che all’EarTHink Festival di Torino. In fondo, Il Nuovo Eden si pone un interrogativo che è quasi una filosofia di vita, domanda che appare nelle menti di chi vive davvero e percepisce ciò che sta vivendo, e che riecheggia in uno degli incipit testuali. Sono le persone che cambiano i luoghi o i luoghi che cambiano le persone? La risposta viene affidata a una citazione, quella di Palahniuk: la gente non vive in eterno, persino i posti scompaiono.

 

 

Recensione – Nota a margine

Il Teatro Libero è ormai terreno di rimpatriate a cui mi ritrovo ad assistere come spettatore, tanto che inizio a chiedermi se io debba pagare due biglietti anziché uno. Questa volta, la mia amica Marta, presente con me a teatro, ha rivisto dopo anni la sua capa scout. Niente popò di meno che Anna Merlo, Direttrice di Sala del Teatro. Abbracci, risate, racconti, intermezzati da esclamazioni quali come sei cambiata, come sei cresciuta, ma ti ricordi quando. Così, mentre scendo i tremiladuecento piani di scale che separano il Libero dallo striminzito marciapiede di Via Savona, e scorgo il sorriso pensieroso della mia accompagnatrice indagare con curiosità ricordi impolverati, mi dico che sì, Jessica, le trasformazioni sono proprio un tema quotidiano, tanto affascinante quanto poco considerato.

 

 

Il Nuovo Eden

Teatro Libero, Via Savona 10, Milano

da giovedì 8 a lunedì 12 febbraio 2018

lun-sab h21, dom h16

Regia di: Manuel Renga

Cast: Jessica Leonello

Produzione: Chronos3

Video: Nicola Zambelli

Musiche originali: Mario Leonello, Mario Barnabi, Manuel Renga

 

​a cura di Federico Lucchesi

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