Qualche giorno fa abbiamo incontrato San Diego in occasione dell’uscita del suo nuovo singolo LOL, fuori lo scorso 7 giugno per Mattonella Records. Con lui abbiamo parlato di revival, anni Ottanta e futuro.

Innanzitutto, complimenti per la scelta del nome. San Diego (de Gregorio) evoca perfettamente quella California anni ’80 che fa da sfondo musicale alle tracce di Disco.
Per rompere il ghiaccio, potresti presentarci brevemente San Diego e parlarci di come è nato il progetto? Ne porti avanti altri (musicali e non)?

Il progetto è nato circa due anni e mezzo fa principalmente dalla volontà di creare qualcosa che mi sarebbe piaciuto ascoltare e che non trovavo in giro. Sin dal liceo ho suonato in varie band punk, rock, o hiphop dove già cercavo di proporre qualcosa che fosse il più personale possibile senza chiudermi in un genere, ma per una serie di motivi tutti i progetti sono rimasti incompiuti, non ci credevo veramente insomma. A un certo punto mi è venuto naturale confluire tutte le idee che avevo in un progetto solista, ma il tutto si è formato nel tempo, inizialmente l’idea era di pubblicare un paio di pezzi su YouTube, poi è venuto il resto.

Quali sono i tuoi principali riferimenti (musicali e non)?
Sono cresciuto con l’hardcore e il punk rock, ma il primo genere che ho iniziato ad ascoltare da bambino è stato il jazz. E poi sono molto legato a cantautori italiani come Ivan Graziani e Paolo Conte. Ma te ne potrei dire tantissimi, mi è sempre piaciuto mischiare le carte. Per quanto riguarda i riferimenti extramusicali contemporanei il primo che mi viene in mente è Carmelo Bene. Ma anche lì potrei citarne tantissimi, il fatto è che non è non ho mai avuto dei miti assoluti in generale, sono più interessato a trarre il lato interessante delle cose, anche apparentemente le più becere.

C’è qualche relazione tra la tua operazione di recupero del sound anni Ottanta e gli esperimenti fatti in questa direzione da parte di artisti internazionali (penso a Kavinsky, ma anche a Miami Nights 1984)?
In realtà no, la mia non voleva un’operazione di recupero, anzi, molte cose le ho scoperte solo dopo aver fatto uscire il disco. Non sono mai stato un grande fan degli anni ’80 a parte cose isolate ma mi piaceva l’idea di scrivere canzoni e portarle all’eccesso usando determinati suoni, cercando di personalizzarli.

Sembra che il fil rouge di Disco sia il forte richiamo al passato recente, da qualche parte tra gli anni ’80 e i ’90. Parleresti di nostalgia a tal proposito? Volontà di ritorno (al futuro, per restare in tema)?
Secondo me tutta la musica ormai è un ritorno al passato, recente o meno recente. L’importante è fare qualcosa che non sia solo un revival, ma che nasca da una ricerca personale. E soprattutto osare. Ci sono ancora infinite possibilità di creare qualcosa che ancora non esiste piuttosto che essere una copia sbiadita di quello che c’è già. Non so se ci riesco ma ci provo ed è sempre stato un mio obbiettivo, l’importante è che non sia costruito a tavolino.

Dopo aver ascoltato Disco, mi sorge una domanda. Se dal lato musicale il tuo lavoro si allinea all’estetica vaporwave, l’elemento testuale rimanda decisamente al cantautorato italiano, direi anche un po’ all’indie. Come ti rapporti a queste diverse “esperienze” artistiche? Hai cercato intenzionalmente di tenerti in equilibrio?
Mi rapporto cercando di farmi influenzare da ciò che mi piace, ma fino a un certo punto. In linea di massima non mi piace quello che esce in Italia attualmente nell’indie o nel mainstream, ma si possono trovare buoni spunti praticamente ovunque. Il problema di adesso è che escono troppe cose e le buone idee troppo spesso secondo me vengono sotterrate.

Parlando in generale, possiamo dire che gli anni 2010 hanno pescato a piene mani dal repertorio anni ‘80 negli ambiti artistici più disparati. Penso ovviamente alla musica, ma anche al cinema e alle serie tv (non solo Stranger Things, basta pensare a Mandy di Panos Cosmatos). Quali sono secondo te le cause? Vedi una qualche futuribilità per questo revival?
Secondo me la causa principale è che nell’epoca in cui viviamo, rispetto al passato, abbiamo la possibilità di accedere a qualsiasi cosa successa prima e viverla, motivo per cui il mercato ripropone in maniera ciclica ciò che già è stato fatto cercando di attualizzarlo. Secondo me si arriverà a un punto di saturazione tale che per forza di cose si dovrà passare ad altro.

E per quanto riguarda San Diego? Possiamo sapere dove hai intenzione di portare il progetto?
Bella domanda, ti posso dire che finché mi sentirò di dire qualcosa rimarrà vivo, sicuramente.

Essendo buona norma chiudere con un envoi, ci potresti indicare qualche artista (se ce ne sono) con cui ti piacerebbe collaborare?
Finora l’unica collaborazione è stata con Lo Sgargabonzi, perché aveva un senso per me e per lui. Al di là dell’hype o della riuscita commerciale sono aperto a qualsiasi possibilità, purché non sia forzata.

San Diego è su Instagram

A cura di Gabriele Cavallo

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