Non mi sento italiano, ma per fortuna lo sono

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Attendendo che ricominci l’agognato campionato, gettando un’ancora di salvezza dalla noia della pausa, abbiamo colto alcune… particolarità di questa pausa nazionali. Molti sono i punti interrogativi: ma perché ci si qualifica al Mondiale due anni prima? Come fa Montolivo ad essere in Nazionale? La pelata di Ventura è naturale o frutto di accurata chirurgia? Ovviamente, non risponderemo a nessuna di queste domande.  

Mordere la mano che ti dà da mangiare non è mai una saggia idea. Ma anche non darla è più o meno lo stesso discorso. Ricapitoliamo: hai fatto una figura di cacca in mondovisione a luglio, hai deciso di andare a giocare in Cina ricoperto d’oro che nemmeno Maradona, hai comunque un allenatore carino e coccoloso (o disperato) che ti richiama in Nazionale. Giochi contro i migliori al mondo e (ma tu guarda) non tocchi un pallone che sia uno. Ma nemmeno mezzo. Ma neanche un quarto. Proprio zero. Sottozero.

E quando quest’uomo paziente si rompe i maroni e ti toglie, tu cosa fai? Esci dal campo e non gli dai nemmeno la mano. A parte che se avessi osato fare una roba del genere con Conte ora ti chiamerebbero Capitan Uncino. Adesso però hai tutto il tempo di insegnare ai cinesi a scrivere giusto il tuo nome sulle magliette. Nononono, diglielo che il tuo nome ne ha due di elle, così è barare.  

Il liscio è un ottimo modo per passare il sabato sera, ma non in Nazionale. Se perfino un colosso come Buffon cicca in modo clamoroso un pallone e regala un gol alla Spagna, c’è poco da fare. Per carità, può capitare. Ma viene da pensare: come è possibile che uno che ha preso un colpo di tacco volante all’Europeo con una mano sola mi svernici in modo così clamoroso un pallone facile facile?

Se poi aggiungiamo che è stato discusso per delle parole non esattamente cristiane ortodosse dopo i gol subiti, pure i registi Rai potrebbero fare a meno di inquadrarlo dopo una paperona. Infatti, San Gigi ha sciorinato a tutta Italia la sua profonda conoscenza del calendario gregoriano. Tra pari ci si capisce.

Ades ne prenduma n’aut, varda… Toh, suma facc gol! Guardando le partite dell’Italia, una considerazione viene spontanea. Seriamente, ma quanto fondoschiena abbiamo? Spagna: siamo sotto di un gol, ci stanno asfaltando. Riusciamo per caso a far entrare un pallone in area e con un’ingenuità colossale Sergio Ramos stende Eder. Cioè, non l’ultimo cretino messo lì a difendere, Sergio Ramos. E di rigore pareggiamo e va benissimo così, grazie.

Macedonia: stiamo vincendo uno a zero non si sa come, in trenta secondi i padroni di casa (la Macedonia, che fino a prima nemmeno sapessimo riuscisse a mettere insieme undici uomini fra tutta la popolazione maschile) ce ne piazzano due. E cosa succede? Prima Immobile stiracchiandosi colpisce inavvertitamente il pallone che finisce dentro, poi riesce addirittura a farci vincere, con un cross completamente a caso in cui viene lasciato completamente solo e colpisce il pallone completamente male. Andiamo avanti ringraziando il cielo. Che sia merito delle invocazioni di San Gigi?

Ma, dopo aver fatto quattro gol, si può disperarsi per averne perso uno? A quanto pare sì. Lo sanno bene i commentatori della tv norvegese, che hanno profuso grandi urla di rammarico perché la loro Nazionale aveva concesso a San Marino (ma pure San Marino ha una Nazionale?) il primo gol in trasferta dopo quindici anni. Ora, va bene, hai fatto crollare un record. Ma la Norvegia non è esattamente il Brasile, ci sta che pigli un gol di rapina, non bisogna farne un dramma. In fondo ne hanno fatti altri quattro. E’ la prima volta nella storia di San Marino (se mai avesse una storia calcistica) che il gol non era concesso per pietà. “Dai, almeno uno facciamoglielo fare, se no la prossima volta non tornano a giocare con noi…”

di Stefano Francescato

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