NON E’ VERO CHE L’UOMO NON VIVE SOLO DI CULTURA

529

A cura di Noemi Sudati

A chi dice che la cultura non è importante andrebbe mostrato il video che ormai ha fatto il giro del mondo. È stato messo online dagli artefici stessi del “massacro” che non nascondono il volto, particolare non da poco. Evidentemente è motivo di vanto, di gloria. Andava fatto. Chiaro è il riferimento al video postato dall’Isis mentre distrugge statue nel museo di Mosul.

Tralasciando per un momento i soggetti e tutte le loro motivazioni, una riflessione dovrebbe correre nella mente di chi guarda quelle immagini. Si ipotizza che fossero delle copie, ma copie o non copie, è la volontà che sta dietro a quel gesto che conta. Tutti lo hanno condannato: dal nostro critico d’arte Vittorio Sgarbi al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che ha emanato una risoluzione. Insomma una condanna mondiale di questo gesto che è solo uno dei tanti che sta minacciando la cultura delle popolazioni che abitano quelle regioni.

Quel giorno sono stati distrutti tremila di anni di storia. Quelle statue non erano pericolose fisicamente, non si sarebbero mai mosse dal loro piedistallo. Molti non le avrebbero viste, molti non avrebbero mai neanche saputo della loro esistenza.

È stato definito un crimine contro l’umanità. Ma di che cosa stiamo parlando esattamente? Di un paio di sassi messi assieme per formare una cosa che noi chiamiamo statua? Di siti archeologici che sono stati depredati? Polverosi ammassi di pietre il cui significato di per sé è pari a zero? Stiamo parlando di libri antichi bruciati? Sgualciti, vecchi e probabilmente poco interessanti ai più, forse letti un paio di volte nei secoli scorsi. E allora perché? La guerra non si fa con le armi sui fronti?
Qui è la storia ad essere sotto assedio, la stessa che sta dietro a quei sassi e a quei fogli ingialliti e che gli conferisce tanto potere e pericolosità. Anche se oggi il danno si calcola quasi esclusivamente in termini economici, esso sta in ben altri parametri. È la cultura, l’identità di quel popolo a voler essere attaccata. Non sono stati rubati per essere rivenduti, sono stati cancellati. Materialmente.

La storia, proprio quella che vuole essere uccisa, ci insegna che il modo più semplice per cancellare l’identità, e quindi la volontà del singolo e poi di un popolo, è togliergli la sua storia. Per negare la presenza, bisogna distruggerne le tracce. La spoliazione dei deportati, l’inquisizione che brucia libri, i regimi che mettono al bando l’arte, la distruzione dei luoghi di culto sono solo alcuni esempi che possiamo trarre da questa nostra maestra.

Checché se ne voglia dire, la cultura conta. Chi la mette da parte e non la cura sbaglia. A chi se ne interessa apre la mente. È pericolosa. La cultura è impertinente, non guarda in faccia a nessuno. È una di quelle poche cose al mondo che si conquista con la passione e se si compra non è tua per davvero. È meritocratica. Essa distingue e si distingue. È preziosa altrimenti non sarebbe il bersaglio di una guerra di potere.

Va difesa. Andrebbe fatto più spesso.
Storia e cultura si completano, sono indispensabili una all’altra. Senza l’una, l’altra non sopravvive.

Per citare un nobel alla letteratura: “La cultura non si può ottenere se non si conosce la propria storia”Dario Fo.

Commenti su Facebook