Questa settimana vi proponiamo una band che siamo sicuri vi stregherà con il loro eclettico synth pop. Scopriteli qui sotto!

Biografia: Tersø nasce a Bologna nel Febbraio 2016 ed è composto da Luca Ferriani, Alessandro Renzetti, Alessio Festuccia e Marta Moretti. La fase di scrittura e produzione dei brani è stata fin da subito caratterizzata dall’unione di sonorità elettroniche, testi in italiano e sample vocali. L’incontro con il producer e sound engineer Marco Caldera porta ad un’ulteriore definizione del suono e dell’immaginario dei cinque brani scelti per l’EP. I missaggi delle canzoni sono stati affidati allo stesso Caldera ed eseguiti al Red Carpet Studio di Brescia nel luglio 2016 e masterizzati poi da Kai Blankenberg e Jens Dressen allo Skyline Tonefabrik di Dusseldorf (Germania).

L’Altra Parte: Un EP, una storia, fatta di immagini e sensazioni: “Cinque brani che sono come l’inizio di un confine, raccontano di quello che eravamo e di cosa siamo adesso. Cinque canzoni dalle sonorità elettroniche che sono un po’ quei pezzi che avevamo perso e rimesso insieme con colla dorata, le crepe che diventano preziose. Ancora interi quindi, ma diversi.”

L’Altra Parte – recensione: La band bolognese fa un debutto coi fiocchi: le 5 tracce di questo EP funzionano e sono convincenti, il progetto è coeso senza mai però ripetersi o stufare l’ascoltatore. Takuu, la prima canzone, prende il nome da un’isola dell’Oceano Pacifico e se chiudiamo gli occhi possiamo davvero per un attimo illuderci di essere là e non nel nostro grigiore quotidiano. Non mi sento, la traccia con cui la band ha deciso di presentarsi al pubblico, è caratterizzata da una produzione estremamente interessante, ma non è la più incisiva di tutte. Kintsugi, che prende il nome dalla pratica giapponese che consiste nell’utilizzo di oro per la riparazione di oggetti in ceramica, è probabilmente la traccia che mi ha stregato di più: il beat è inaspettatamente lineare e trasporta l’ascoltatore in uno stato di trance; bellissimo l’ultimo minuto di strumentale. Dopo una parentesi non troppo eccitante (I semafori in centro), la band prepara a congedarsi con Le insonnie, il quale ritornello dà anche il nome all’intero EP; anche questo pezzo funziona più che bene, culla l’ascoltatore e ricorda vagamente qualche canzone della Michielin (quelle belle).

Tracklist:
1. Takuu
2. Non mi sento
3. Kintsugi
4. I semafori in centro
5. Le insonnie

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A cura di Fabio Scotta

 

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