Sonorità nitide, melodie cantabili, e una voce che sa essere insieme graffiante e pulita. Così si presenta il primo album di Stefano Riggio, aka Settembre, giovane musicista e compositore con un nome d’arte che gli calza davvero a pennello. Di questi tempi si rivolge alle esperienze tardo-adolescenziale dei figli dei Novanta, mescolando tinte di malinconia e spensieratezza e aggiustando il tutto con generosi pizzichi di un’(auto)ironia pungente, ma mai amara. Un “pop autunnale”, secondo la sua stessa definizione, che sorride più di quanto non rida, sposandosi perfettamente con l’incertezza climatica di questa stagione.

Biografia

Milanese, classe ‘94, quasi a farlo apposta Riggio nasce il 21 settembre, proprio nei giorni dell’equinozio. Durante il liceo si avvicina alla musica scrivendo testi per varie band giovanili e presenziando regolarmente ai concerti dei Canova fin dai loro albori. Iscrittosi in Filosofia, nel 2016 inaugura il suo progetto “in solitaria”, Settembre, pubblicando un EP interamente autoprodotto, Parcheggio ad Esse. Il vero e proprio debutto avviene due anni dopo, nel 2018, con l’uscita dell’album Di questi tempi, mixato da Alex Chiodini e masterizzato da Andrea Suriani (che, tra l’altro, lavora come sound engineer per Cosmo e Calcutta).

Di questi tempi

Fin dalla prima traccia, Settembre si rivolge direttamente all’ascoltatore,  aprendo con una vera e propria captatio benevolentiae: “Una canzone da radio” (tale di nome e di fatto) propone un elenco di caratteristiche tipiche della Generation Y puntualmente intervallate da un empatico “sei come me”. Nelle sette tracce seguenti Riggio offre uno spaccato delle sue esperienze di millennial in cui chiunque – o quasi – non dovrebbe faticare a riconoscersi. Uno sguardo al passato recente dai toni tanto emotivi quanto realistici, sempre attento ai dettagli di uno spaesamento vissuto con disinvoltura, tra cui spiccano anime giapponesi (1999″), social network (“La cosa più social”) e gruppi Whatsapp (“Margherita”). È chiaro infatti che nel petto della sua poetica batte un cuore di testi mai privi di quell’ironia che è stata il marchio di fabbrica di tanta tradizione cantautorale italiana (Rino Gaetano in primis). E, in linea con l’ironia, va notata l’ispirazione postmoderna di Tutto è pop” (penultima traccia), in cui Riggio gioca ad accosta riferimenti colti a prodotti della cultura di massa, il tutto un po’ à la Lyotard, strizzando l’occhio a “Il Frate” di Guccini e a “Tubinga” di Battisti-Panella.

Dal punto di vista musicale sono interessanti le incursioni, tutt’altro che rare, nelle sonorità britpop. Appassionato di classici come Beatles e Oasis, basta ascoltare la strofa di “Margherita” (costruita su un giro di giro di G / E- / B7 / C) per riconoscere l’influenza della band dei Gallagher. La strumentazione elementare – chitarra, basso, batteria, synth – ben si adatta all’intenzionale semplicità dell’album e alla volontà di evocare quell’immaginario a cui Settembre allude e in cui, al contempo, si inscrive. Altro aspetto degno di nota è il polistrumentismo dell’autore che, oltre ad aver composto e arrangiato personalmente ogni singola traccia, ha registrato tutti e otto i pezzi senza avvalersi di alcuna band di supporto. E forse è proprio questa sua cura di ogni aspetto della produzione, tanto testuale quanto musicale, a permettergli di presentarsi con un ottimo biglietto da visita. Di questi tempi si distingue per coerenza di contenuti e sonorità che danno modo di pensare a una buona maturazione futura. Il che, per una first release, non è poco.

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A cura di Gabriele Cavallo

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