Biografia: I new artist della settimana sono il trio palermitano Le Formiche, band nata nel 2010 dalla mente di Giuseppe La Formica (voce e chitarra), formata da lui, Valerio Mina (chitarra) e Davide Terranova (batteria), e che sembra aver accettato una delle sfide più pressanti di questo decennio: produrre musica sulla scia della tradizione cantautoriale italiana riuscendo comunque a essere attuali. Tra i grandi nomi del passato, i tre guardano a quelli che si sono mostrati più inclini al racconto del quotidiano – Vasco in primis –, allineandosi con la frangia “sensibile” dell’indie contemporaneo – Giorgio Poi, Frah Quintale, qualcosa di Coez.

Saluta la città– recensione: Il singolo si apre con uno scanzonato “tu-du-tu-du” che fa subito emergere il clima di spensieratezza del brano. Le Formiche raccontano qualcosa di familiare: due innamorati in fuga dal caos della vita urbana, a cavallo di una di quelle moto di cui l’autore è da sempre appassionato e che è insieme un vero e proprio topos della canzone italiana. Desiderio di evasione e libertà sono gli ingredienti base di Saluta la città, la cui ricetta musicale risulta tanto semplice quanto efficace: classica forma canzone, organico standard, melodia orecchiabile.

Ma se di evasione si tratta, di certo non si può parlare di idealizzazione. Il testo è costellato di versi prosaici – “ci fermeremo solo per pisciare” – e dalle tinte vagamente erotiche – “il tuo seno sulla mia schiena” – che vivacizzano aggiungendo concretezza alla scena. Una felicità realistica, ricca di dettagli del paesaggio siciliano che scorre davanti agli occhi dei due motociclisti (Silvio e Giada Geraci nel video, la seconda dei quali già protagonista del clip di Tanto così). A sottolineare la voglia di dissolvenza intervengono, nel ritornello, le note lunghe della tastiera al di sopra della base ritmica, che danno l’effetto di una ripresa dall’alto, quasi aerea, scandita dal pulsare del motore.

Come sempre, per capire serve prospettiva. Nel 2014, Le Formiche hanno dedicato un intero album, Figli di nessuno, all’esplorazione del disagio dei giovani cresciuti nella provincia del Bel Paese. Per percepirne l’amarezza basta un’occhiata ai titoli: “Non ho un lavoro”, “Occhio per occhio”, “Tristizza, È la legge”. Va da sé che, in questa luce, “Saluta la città” assume ben altre sfumature, costringendoci a un rimando tanto implicito quanto obbligato.

Perché non si può cantare di una fuga in moto senza evocare lo spettro di una 50 Special che sfreccia per i colli bolognesi. E a farsi sentire, qui, è l’assenza di quell’entusiasmo anni ’90 che precipitava il glissato di piano in una festa di battimani: la spensieratezza dei nostri new artist è moderata, quasi velata di nostalgia.

Ma dopotutto Le Formiche parlano di (e a) una generazione stanca – non più adolescenti, ma giovani adulti – trovando rapidi squarci di sollievo nei frammenti di una quotidianità che fila via. Non c’è più traccia dell’estate che avanza, ma resta la possibilità di un’uscita primaverile; non più la vacanza, ma la pausa temporanea dalla routine; non il caldo, ma il tiepido. Il che è decisamente attuale, e per questo convince.

 

A cura di Gabriele Cavallo 

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