In questo articolo dovrei dirvi perché ascoltare  Per tutto ciò che vale di George Herald.

Non lo farò, non so farlo. E non vi voglio parlare nemmeno di quanto sia difficile , per me, raccontarvi l’emozione, l’orgoglio, le poche parole che mi sono rimaste in gola ai primi ascolti.

E non voglio farlo perché, come ho già detto, è difficile, per me, essere davvero oggettiva con la musica. Soprattutto se la ascolto di notte, soprattutto se l’album in questione è di uno dei miei migliori amici.

Questo album è bello. È puro. È svincolato da qualsiasi cosa possiate immaginare.
E non ne parlo così perché l’album è di Giorgio, che è la mia metà radiofonica, il mio confidente, il co creatore delle mie migliori idee. Ne parlo così perché mi ricordo perfettamente la prima volta che ho sentito le prime tracce, di cui io ero più convinta di lui, alla luce dell’inizio dell’estate, in mezzo ai chiostri dell’Università.

Ne parlo così perché ascolane Berlino, mentre si è a Berlino è qualcosa di mistico, di surreale, è quasi privativo come sentimento; ti spoglia dalle tue protezioni.

Ecco, io ho amato, capito, sofferto l’album di Giorgio mentre guardavo le vestigia di quel muro che oggi potete vedere mentre cade nel suo video.
Ho imparato cosa vuol dire non capire a chi ci stanno portando le straße mente le percorrevo.
Ed è stato strano, difficile, capire una delle persone più presenti nella nostra vita mentre le si è lontana.

L’album di Giorgio fa questo, ci avvicina a coloro che più sono lontani da noi, che non è certo una cosa da poco.
Per questo è bello. Per questo è difficile. Per questo è duro.

Ascoltare la sua voce mentre si racconta con quel modo antico, spoglio, rude che appartiene ad un cantautorato distante, lontano è qualcosa di catartico e devastante allo stesso tempo.

Quello di Giorgio è un album difficile, in un momento di musica Pret-a- porter, ma difficile di una difficoltà bella, senza tempo, incredibilmente vicina e distante insieme.

Non vi dirò perché dovreste ascoltare questo album, non so perché dovreste farlo, ma so che se lo farete, le sue emozioni, le sue immagini, le sue parole saranno improvvisamente vostre e in questo sincretismo musicale, non so come nè perché, troverete quel qualcosa che vi mancava.

Quello di Giorgio è un album che fa male e bene allo stesso tempo, come un muro che crolla. Come i confini che spariscono.

Non vi racconterò traccia per traccia, lascio a voi e a lui il privilegio.

Giu il cappello. Bravo.

 

A cura di Mariarita Colicchio 

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