Narcos: il Re è morto, lunga vita al Re

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Il 2 settembre è uscita in Italia la tanto attesa seconda stagione di Narcos, serie TV targata Neflix che racconta le vicende dei narcotrafficanti colombiani. La campagna mediatica che ha accompagnato l’uscita della seconda stagione ha avuto come cavallo di battaglia lo spoiler storico della morte di Pablo Escobar che esce di scena per lasciare il posto  a Gilberto Rodríguez Orejuela, il boss del cartello di Calì.

Durante la prima stagione osserviamo l’ascesa di Pablo, una dura rappresentazione della Colombia, delle contraddizioni di un popolo che vive nel terrore e si inginocchia difronte lo strapotere dei narcotrafficanti. La formula della docu-fiction funziona alla grande e ci ricorda  che non ci troviamo davanti a un’esaltazione dei criminali, al contrario di quanto facciano delle serie TV nostrane, vedesi Gomorra, siamo chiamati in causa per giudicare e condannare costantemente le gesta dei narcos che hanno piegato alla loro volontà un intero paese.

La seconda stagione inizia da dove si era conclusa la prima, con la fuga di Pablo da La Catedral, prigione extralusso da lui stesso costruita, dopo aver ingannato il governo, per gestire i suoi traffici illeciti. Il declino del suo impero però è alle porte e la solitudine che accompagnerà Pablo la si assapora fin dai primi episodi, solo la sua famiglia gli sarà vicino fino alla fine dei suoi giorni. La certezza di avere in pugno il paese inizia a dissolversi lentamente, i suoi nemici avvertiranno questa debolezza e cercheranno di colpire Pablo ma non sarà facile, perché quando è messo alle strette è ancor più pericoloso.

Il presidente Gaviria non è più disposto a scendere a patti col demonio, ordina alle forza di polizia di scovarlo e ucciderlo ma Pablo risponderà con al fuoco con altro fuoco e sarà quindi necessaria la collaborazione dell’unico uomo della quale Pablo ha paura: Horacio Carrillo, il colonnello del Search Block che ha brutalmente assassinato il cugino di Pablo nel corso della prima stagione.

Insieme al colonnello Carrillo opereranno a stretto contatto i due agenti della DEA, Javier Peña  e Steve Murphy, determinati a vedere Pablo morto, i due vivranno nella stessa condizione di solitudine che attraversa Escobar. La moglie di Murphy, stanca di vivere nel terrore in Colombia lascia il paese per tornare a Miami con la figlia adottiva, Peña invece inizierà lentamente a dubitare della polizia colombiana e inizia a collaborare con Don Berna e la vedova Moncada che a loro volta hanno chiesto aiuto al cartello di Calì, narcotrafficanti con voglia di vendetta nei confronti di Pablo. Da qui inizieranno una serie di interrogativi su cosa è giusto e sbagliato, se bisogna continuare ad agire nella legalità e continuare a far morire giovani vite oppure allearsi con altri nemici e proseguire un unico obiettivo comune: la morte di Pablo. L’impero sta crollando, lo è già forse, il controllo della droga è passato al cartello di Calì che senza sparare un colpo ha semplicemente approfittato della debolezza di Pablo che non può far altro che nascondersi, e questa sarà la sua vera morte: l’uomo che amava la sua terra e la sua gente ora non può più farsi vedere, non può più abbracciare il suo popolo. Pablo sta aspettando la fine ed è consapevole che non esistono vie d’uscita, in più la sua famiglia si trova senza protezione e bisogna fare qualcosa affinché non paghino per lui. Il tempo stringe, Pablo è solo. Il suo compleanno lo passerà da solo, parlerà alla radio coi suoi figli e non riuscirà a trattenere le lacrime: la maschera è caduta, è tornato umano. Il resto è storia, il re è morto. Viva il re.

La saga di Pablo Escobar è giunta al termine e questa seconda stagione ci dimostra come Netflix sia oramai una certezza in fatto di serie TV, Narcos è forte, coraggiosa, diretta, sputa la realtà in faccia, e non ci resta che accettarla. Merito anche di un cast superlativo, ogni personaggio ha dei suoi punti di forza e delle contraddizioni perfettamente rappresentate. La regia è vivace, non ci annoia mai e ci tiene incollati allo schermo costantemente, il sapiente uso del montaggio alternato desta un certo stupore nei confronti dello spettatore, menzione speciale alla soundtrack, composta esclusivamente di canzoni colombiane, l’uso che ne viene fatto durante la serie non è mai banale ed è sempre in linea con la scena rappresentata.

La serie sarà prolungata per altre due stagioni che hanno il duro compito di riconfermarsi ora che  verrà meno il carisma di Pablo Escobar (Wagner Moura).

Un primo teaser trailer è stato rilasciato pochi giorni fa, in attesa di ulteriori news potete visualizzarlo qui sotto:

A cura di Ennio Cretella

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