Diretto da David Batty, My Generation è un documentario del 2017 che attraverso immagini di archivio e la presentazione del noto attore inglese Michael Caine racconta la Swinging London degli anni ’60 in un dialogo con le maggiori icone dell’epoca. Le voci narranti sono infatti Paul McCartney, Roger Daltrey, Twiggy, Donovan, David Bailey, Mary Quant, Marianne Faithfull e tanti altri.

L’idea del progetto è stata proprio di Michael Caine che prendendo il titolo dalla famosa canzone degli Who, My Generation, racconta proprio della sua generazione, della sua gioventù vissuta a Londra nel periodo rivoluzionario e libertario degli anni sessanta. L’attore racconta di come ha iniziato la sua carriera in un momento in cui i cockney come lui (proletariato inglese) non erano ben visti dall’Establishment che avrebbe voluto mantenere una netta divisione di classe senza possibilità di cambiamento. Grazie ad un regista americano però Caine venne scelto come protagonista per il film Zulu del 1964 e questo è stato il suo trampolino di lancio che lo ha portato a diventare una star internazionale e una icona proprio come gli altri artisti “British” del periodo.

 

Il documentario racconta dei forti cambiamenti che hanno trasformato totalmente Londra cinquant’anni fa con l’ascesa della classe operaia e la rivoluzione musicale, della moda, del cinema, dell’arte, del design, delle droghe, del sesso ma soprattutto dei giovani che hanno tenuto in mano la città per più di un decennio. Un momento fatto di apertura, di libertà, di movimenti pacifisti che andavano contro l’Inghilterra classista e conservatrice dell’epoca che dichiarava illegale anche le radio pirata che trasmettevano musica pop e rock. Queste cercavano di andare contro il monopolio della BBC, come la famosa Radio Caroline che ha ispirato il film I love Radio Rock.

Il racconto avviene attraverso il punto di vista personale di Michael Caine che frequentava gli stessi ambienti, e le stesse feste, dei Beatles, degli Stones e dei personaggi del mondo dell’arte e della moda. Sono stati scelti numerosi filmati e immagini di archivio che hanno richiesto al regista e alla troupe un lavoro di sei anni per la realizzazione del film. Le uniche immagini recenti sono quelle di oggi di Caine che si racconta, tutti gli altri personaggi intervistati non sono mai ripresi ma ne sentiamo solo la voce narrante. Per quanto riguarda la colonna sonora ovviamente si tratta di una collezione delle maggiori hit del periodo scelta con cura dal produttore Simon Fuller che tra l’altro arriva dal mondo della discografia.

Ci troviamo di fronte al superamento delle classi sociali e soprattutto al trionfo della pop culture in un’opera che è un tributo al passato ed una ispirazione per il futuro, ci permette di vivere e rivivere quella vitalità e gioia che hanno cambiato totalmente la cultura giovanile attraverso una rivoluzione che ha coinvolto tutta l’Europa. Un momento in cui la musica pop è diventata tanto diffusa da diventare la musica classica contemporanea citando Paul McCartney.

Come dice Caine per i giovani c’è sempre bisogno di “sognare in grande”, senza paura e soprattutto “La giovinezza non è un periodo della vita, è uno stato d’animo” (citazione di Samuel Ullman ripresa nel film).

Michael Caine alla fine del documentario termina di raccontare la sua incredibile storia con un forte senso di nostalgia più che giustificato ma con un occhio verso il futuro nella speranza che ci siano ancora rivoluzioni così, cambiamenti tanto forti portati dai giovani che credono in qualcosa di nuovo.

A cura di Beatrice Corona https://www.facebook.com/beatrice.corona.92

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