Ascoltare l’EP di Martæ è come aprire un libro di racconti. L’ultima volta, in uscita il 14 giugno per YCR, racconta il desiderio di immergersi in un’esistenza che rispecchi la poesia che si trova solo nelle storie. Possono essere storie melanconiche e colorate di una tristezza ruvida, come ne Il Canto Dei Folli; oppure sono sprazzi di energia coloratissima, come in Polvere Di Zaffiri. In ogni caso si tratta sempre di fantasie che sono più reali della vita stessa, di corpi e volti più spessi e materici delle persone reali. Allo stesso modo esperienze estremamente terrene e carnali, come il sesso e l’amore, si trasfigurano attraverso la lente riflettente dell’arte, com’è il caso di Venere, in cui uno sguardo di desiderio non è solo un gesto umano compiuto in un momento di intimità, ma il modo per dare immediatamente vita all’immagine di una Venere di botticelliana memoria.
Amelia, il singolo che ha anticipato l’EP, è il più forte simbolo della dimensione assai letteraria e artistica dell’azione musicale che caratterizza Martæ: si tratta infatti di una sua personale raffigurazione del magnetico personaggio a cui Pavese aveva dato la vita ne La bella estate. Amelia ha corpo e forma reali, di cui Martæ canta le sensazioni e le azioni umane, colte e descritte come fotografie istantanee; ed è proprio il suo essere personaggio di fantasia a darle tutta questa vita, a rendercela simile e vicina.
Martæ richiama immediatamente alla memoria quel tipo di cantautorato, ormai quasi estinto, in cui la creazione musicale non è mera descrizione di una sensazione o di una emozione, ma passa attraverso un processo molto intellettuale, in cui la vita e tutte le esperienze che la compongono assumono una peculiare importanza perché vengono paragonati e filtrati dall’arte; tutto questo restando in un ambito musicale di grande raffinatezza ma anche piuttosto semplice, adatto a controbilanciare quel tanto di acido che dà corpo a questi pezzi così pieni di grazia. Il background di chitarra classica della giovane artista si è intrecciato con le suggestioni del panorama indie rock italiano, dando vita a un suono assolutamente coerente con la materia immaginifica dei testi, sempre oscillante fra un romanzo antico e una dolce e leggera favola.

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A cura di Emma Cori 

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