Les amis de la société anonymes des artistes: Murakami, il nuovo libro e la pittura onirica

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Killing Commandatore” è il titolo ufficiale del nuovo romanzo dello scrittore giapponese Haruki Murakami, autore di successo di ben ventinove opere tra romanzi, raccolte di racconti e saggi. Se foste in Giappone, probabilmente avreste già il libro sotto braccio, lo stareste sfogliando in qualche parco oppure sareste intenti a leggerlo in un vagone del celebre Shinkansen, la famosa rete ferroviaria di treni ad alta velocità tanto amata e raccontata dagli scrittori giapponesi, che percorre tutto il Giappone. Invece, se vi trovate in Italia, dovrete attendere Einaudi, che pubblicherà l’opera nell’autunno 2018. Murakami ha annunciato che si tratta di una saga, che uscirà in due volumi, “più corta di 1Q84 ma più lunga di Kafka sulla spiaggia”.

MURAKAMI, IL NUOVO LIBRO E LA PITTURA ONIRICA

“Questo è l’ultimo giorno per la persona che sono. Il mio ultimo tramonto. Spuntata l’alba, il me di adesso non ci sarà più. Nel mio corpo entrerà un altro” recita il protagonista senza nome di “La ragazza dello Sputnik”.

Questione di punti di vista, dunque, dove, in maniera quasi armonica, le forme presenti si rimodellano creando qualcosa di nuovo. Pare quasi di osservare un quadro di Magritte, dove il giusto e il reale si incontrano e chissà come si fonderanno tra loro. E non ci parla di più di una realtà anche il naso dalla forma inconoscibile descritto da Pirandello in “Uno, nessuno e centomila?”

MURAKAMI, IL NUOVO LIBRO E LA PITTURA ONIRICAMURAKAMI, IL NUOVO LIBRO E LA PITTURA ONIRICA

Ma chi dice che questa metamorfosi sia positiva? Quest’evolversi quasi onirico, nella dimensione fisica e psicologica del protagonista, sempre presente nelle opere murakamiane, è unicamente qualcosa di bello? La risposta pare scontata, no. C’è sempre una faccia della medaglia celata, per ogni evoluzione c’è un guardarsi indietro all’ombra oscura che ci precede e che è stata la nostra personificazione precedente, così che il passo in avanti verso la nuova identità non pare più così immediato.

A tratti, infatti, sembra quasi di ritrovarsi in un corpo sì evoluto, ma in negativo, e si prova unicamente terrore, e ci si ritrova ad essere un po’ come lo scarafaggio protagonista de “La metamorfosi” di Kafka, o ci si guarda intorno smarriti dinanzi a tanti volti, tanti quanti ne possiamo immaginare per noi stessi e forse anche di più, come ci racconta Escher, in cui ogni via d’uscita è lecita ma nessuna identità è assicurata.

MURAKAMI, IL NUOVO LIBRO E LA PITTURA ONIRICAMURAKAMI, IL NUOVO LIBRO E LA PITTURA ONIRICA

E se dunque ci si risveglia come Gregorio Samsa, soli e chissà come e perché anche cambiati, sembra comprensibile Murakami quando si chiede: “perché dobbiamo tutti restare soli fino a questo punto? pensai. Che bisogno c’è? Con tutte le persone che vivono su questo pianeta, e se ognuno di noi cerca qualcosa nell’altro, perché alla fine dobbiamo essere così soli? A che scopo? Forse il pianeta continua a ruotare nutrendosi della solitudine delle persone?”

Solitudine o no, l’onirico, il mistero, le ombre e i colori, i mondi possibili, saranno temi che incontreremo nel nuovo romanzo, oltre ovviamente agli onnipresenti gatti e ai pianoforti, che scandiscono il tempo in un modo, e in un mondo, tutto loro.

A cura di Isabella Garanzini

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