Fino all’11 febbraio, la ormai pluriconsolidata coppia Ferdinando Bruni e Francesco Frongia portano in scena Mr. Puntila e il suo servo Matti, una delle opere di Bertold Brecht più caustiche verso il bipolarismo della società capitalista.

«Signore e Signori, i tempi son grami
La sola speranza è guardare al domani.
Così, per scordare angoscia ed inedia
Stasera va in scena un’allegra commedia,
Ma non vi aspettate umorismo sottile
Qui niente fioretto, qui s’usa il badile.
Qui tutto è un pochino più grande del vero
Però non vuol dire che è meno sincero»
Mr Puntilla e il suo servo Matti, Prologo

Cos’è:

Mr. Puntila (Ferdinando Bruni) pur possedendo un immenso capitale vive nella miseria del suo essere definito da una dipendenza dall’alcol. È un personaggio bipolare, il cui umore varia a seconda della quantità di grappa che ha in corpo: da ubriaco è un allegro compagnone che cerca ostinatamente la risata del suo pubblico di servi e fa numerose promesse, che infrange quando, ritornando sobrio, si trasforma in un meschino tiranno. In ogni caso, sia da sobrio che da ubriaco tutto dipende da lui.
Gli altri personaggi sono infatti alla sua mercé: contadini, operai, farmacista, telegrafista, il giudice, il pastore e perfino sua figlia; tutti tranne l’autista, Matti (Luciano Scarpa), l’unico in grado di raggirare il padrone offrendogli una grappa al momento giusto. «Il servo diventerà padrone del suo padrone, e il padrone diventerà servo del suo servo» fu la previsione di Karl Marx sulle sorti del capitalismo, ed è su questa falsariga ideologica che si muove l’imprevedibile vicenda umana di Matti e Puntiland.

Com’è:

«Benvenuti a Puntiland, il regno di Mr. Puntila!»

Il prologo, cantato da una povera donna del popolo (Ida Marinelli) ci avvisa che Puntiland va immaginata: sulla scena c’è solo un caseggiato di lamiere, uno schermo dove compaiono i bravi cartelli brechtiani e pezzi di carne appesi e disegnati, grotteschi simboli di ostentata ricchezza. Sempre il prologo avvisa lo spettatore che «Qui tutto è un pochino più grande del vero, ma ciò non vuol dire che è meno sincero». Gli attori reggono le grandi maschere dei loro personaggi in una maniera impeccabile, ed il senso del grottesco è realmente percepito grazie alla coesione del corpo attoriale in un unico linguaggio dai toni estremi, «più grandi del vero». Lo spettacolo, ricco di gag da commedia dell’arte, riesce ad estrapolare l’anima più sinceramente divertente del testo di Brecht. È un Brecht profondamente italiano quello messo in scena da Bruni e Frongia. Ma non mancano i momenti di drammatica verità, che si svolgono a sipario chiuso, al chiaro di luna o comunque in uno spazio privato ritagliato all’interno della scena.

Perché vederlo:

Un’ interpretazione molto fedele al testo originale e una prova attoriale di altissimo livello, Mr.Puntila e il Suo Servo Matti è uno spettacolo che porta in sé la disillusa satira politica intimamente “brechtiana”, la cui messa in scena però non è ideologica, ed è per questo innanzitutto un incontro valido con il pensiero dell’autore. Puntila ha creato un mondo in cui l’unico motore che guida l’azione umana è l’interesse economico, e così tutti ricchi e poveri, uomini e donne agiscono seguendo il proprio interesse, ma nonostante questo si svelano delle visioni del mondo completamente differenti: davanti allo stesso panorama lo sguardo del padrone cerca l’orizzonte e il paesaggio è tanto meraviglioso quanto suo, mentre il servo non si compiace perché grazie alla sua posizione è in grado di vedere la sofferenza della vita umana che si muove più vicina al suolo.

MR. PÙNTILA E IL SUO SERVO MATTI
di Bertolt Brecht
traduzione: Ferdinando Bruni
regia e scene: Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
assistente alla regia: Filippo Renda
costumi: Gianluca Falaschi
musiche originali di Paul Dessau, arrangiamenti di Matteo de Mojana
con Ferdinando Bruni, Luciano Scarpa, Ida Marinelli, Corinna Agustoni, Elena Russo Arman, Luca Toracca, Umberto Petranca, Nicola Stravalaci, Matteo De Mojana, Francesca Turrini, Francesco Baldi, Carolina Cametti
luci di Nando Frigerio
suono di Giuseppe Marzoli

A cura di Francesca Verga

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