Motta @ Circolone di Legnano

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Venerdì 9 dicembre, noncuranti di freddo e nebbia, siamo andati a sentire Francesco Motta al Circolone di Legnano.
Il tour invernale è iniziato da poco meno di un mese e, forse inutile dirlo, per chi è stato abituato ad assistere ai concerti estivi, in parchi e all’aria aperta è tutta un’altra cosa. Tuttavia, il successo del cantautore livornese non sembra essere stato una meteora estiva, anzi.

Il Circolone ha fatto sold out nel pomeriggio, molta gente è dovuta rimanere fuori ma questo ormai sembra essere ordinaria amministrazione nel panorama della musica indipendente.
A scaldare l’atmosfera – perché ce n’è bisogno eh – c’è Brenneke, cantautore di Busto Arsizio. Se si volesse provare a collocare la sua musica in un preciso genere musicale, si potrebbe dire indie-pop. Arrivati gli ultimi due pezzi, prima di lasciare il palco a Motta, il cantautore varesino si diverte a citare i versi più famosi di gruppi come Calcutta e i Canova (quest’ultimi presenti in sala).

Dopo è il turno di Motta.
Non fa in tempo a salire sul palco, togliersi il cappotto, che si trasforma in un grillo: salta, danza, canta e suona sia i suoi strumenti che quelli degli altri; e ancora corre, suda, abbraccia tutti i componenti del gruppo, la sua famiglia – come ripete diverse volte durante il concerto – noncurante del poco spazio che il palco del Circolone ha da offrire.
A livello musicale è qualcosa di incredibile, è un’esplosione di suoni ma allo stesso tempo è tutto preciso, nulla è lasciato al caso. Ogni parola dei testi è studiata, pensata e Francesco le pronuncia con forza, foga ma anche con molta dolcezza.

Il concerto scorre veloce, il tempo di suonare da capo a fondo “La fine dei vent’anni” – album di esordio del cantautore con il quale si è aggiudicato il premio Tenco per la miglior opera prima – e qualche cover “che sicuramente non conoscerete, e vi capisco” del suo gruppo precedente i Criminal Jokers, che già arriva il momento dei bis. “A questo punto, di solito, scendiamo dal palco e fingiamo di andare ma qui non si può” dice Francesco con il suo bellissimo accento livornese: il backstage del Circolone è uno spazioso giardinetto interno, non troppo invitante con il clima questi giorni.

Tutto termina con ringraziamenti: alla famiglia, al pubblico (“perché è la seconda volta che inizio un concerto con la febbre, ma poi mi passa. Il problema è il giorno dopo.”), al Circolone di Legnano, ad Appino, cantante degli Zen Circus, “un amico che mi accompagna da dieci anni”, presente tra la folla per assistere al concerto e a Roberto Sinigallia, amico, maestro e produttore dell’album.
Poi le luci si spengono e i tecnici iniziano a smontare il palco. Inizia a fare di nuovo freddo.

A cura di Anna Lazzeri
Photocredit: Roberta Gialotti

 

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