Motta @ Alcatraz (Milano): Festa di fine tour

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“Sarebbe bello finire così” ha cantato sabato sera FrancescoMotta, tra un salto e l’altro, in preda alla frenesia più spensierata, festeggiando l’ultima data del tour ‘La fine dei vent’anni’ insieme ai suoi fan.

Ed era proprio così che doveva finire il tour per il giovane cantautore pisano, come una grande festa, in occasione della quale si è circondato delle persone a lui più care, e a cui deve il successo artistico, invitandole tuttea suonare e a festeggiare insieme a lui.
Una moltitudine di musicisti ha calcato il palco dell’Alcatraz, luogo scelto da Motta per l’occasione, e l’ha trasformato in un fantastico crocevia di voci, di suoni, di anime.

Sono due i gruppi che aprono la serata: i primi a inaugurare il palcoscenico sono i Campos, interessante progetto musicale che si è sviluppato a distanza, tra Pisa e Berlino, e che fonde melodie acustiche in chimerici suoni elettronici. Il frontman Simone Bettin è lo storico bassista della band capeggiata da Motta, i Criminal Jokers.

A seguire c’è Anna Viganò, ex-chitarrista dell’Officina della Camomilla, che inaugura la carriera da solista come Verano. La voce è magnetica, incredibilmente forte, e padroneggia il genere pop: certamente una bella e sorprendente presenza.
Ed infine eccolo, il festeggiato, Francesco Motta, che varca il palco saltellando allegro (anche se non sorride mai).

Dopo qualche iniziale intoppo col microfono, Motta sorprende tutti con la stessa voce pura e sincera del disco. Si è messo a nudo di fronte ai fan, ai quali sembra dedicare ogni parola, che pronuncia come se la sentisse dentro per la prima volta. È un musicista eclettico: ora canta, ora suona la chitarra, ora il tamburo, non sembra mai stare fermo.
È anche un grande intrattenitore: nello stacco tra una canzone e l’altra conversa col pubblico, che con grande dedizione seduce col tono della sua voce, con la sua ironia, e con le sue affermazioni forti. Il pubblico di Motta è vastamente eterogeneo, ora c’è la ragazzina di sedici anni con l’amica, ora il cinquantenne con il figlio, ora la trentenne tutta sola, eppure tutti si riconoscono, in qualche modo, nelle sue parole, in quelle cantate e in quelle raccontate. Bisogna davvero avere 29 anni per sentirsi addosso l’angoscia dell’avvicinarsi della fine di un importante periodo della vita?

Dopo qualche canzone chiama sul palco i complici del suo successo, gli altri componenti del suo storico gruppo, i Criminal Jokers, del quale è la voce da dieci anni. Suonano, cantano, ballano tutti allegramente, scambiandosi ogni tanto qualche abbraccio commosso.
Arriva così a seguire Giorgio Canali, che Motta svela essere stato un suo maestro di vita, e lo ha accompagnato per un paio di canzoni. Una fusione musicale tra agé e nuovo che ha raggiunto una dimensione prettamente poetica.

Gli ultimi due invitati sono Andrea Appino e Ufo Dj degli Zen Circus, coi quali ha condiviso tante belle esperienze e sabato sera tante belle note.
Sulla guest-list veramente costellata, Motta ha scommesso intervallando giochi di assenze, le pause tra i vari scambi di palco tra i guest, sospese nel loop della chitarra,e di presenze (, che sono diventate forse un po’ ridondanti).
Motta continua a scherzare, anche quando le luci si stanno spegnendo, ha trent’anni ora, i venti sono ormai un ricordo, la fine di una fase intimamente privata che ha aperto nel collettivo della scena indie-cantautorale un immaginario sconfinato: è stato proprio bello iniziare così.

A cura di Francesca Faccani

 

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