Mono + Alcest @ Magnolia (Milano)

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Quando penso alla musica giapponese non posso che ripensare ai momenti in cui a 14 anni, mentre mi approcciavo alla chitarra, costantemente incappavo in video di Youtube dove dei bambini giapponesi più piccoli della chitarra che imbracciavano, a migliaia di km di distanza da me eseguivano pezzi che tutt’ora non saprei nemmeno immaginare.

Con quella strana invidia mista a senso di sconfitta umana mascherato da superbia (della serie la volpe e l’uva) ho sempre inconsciamente evitato di ascoltare le novità che giungevano dalla terra nipponica, pregiudicandoli come “i soliti asiatici tecnici”, finché proprio nel momento in cui stavano per annunciare il loro tour europeo, sono venuto a conoscenza dei MONO, e non ho potuto più opporre resistenza.

Ma tralasciando i miei traumi musicali, ieri sera dopo una lunga attesa i quattro giapponesi sono arrivati in Italia, grazie a un tour che li vede affiancati agli ALCEST, band francese capitanata da Neige, frontman e unico membro fisso negli anni.

Sarò sincero fin da subito: gli Alcest sono una band che personalmente non ho mai approfondito seriamente. Nonostante non sia un cultore del genere (un black metal con toni a tratti epici che apre a sonorità quasi showgaze, con incastri vocali molto ipnotici) li ho ascoltati volentieri ma vorrei soffermarmi su quello che personalmente ieri maggiormente mi ha colpito.

Sono arrivato giusto in tempo per l’ultimo pezzo di Syndrome, musicista belga che accompagnerà i due nomi principali per qualche data, che con la sua chitarra costruisce castelli di loop a un volume esagerato e stuzzica la mia curiosità anche con dei visual alle spalle.

Alle 21.30 dopo una breve apparizione per verificare la praticabilità dello stage, i MONO sono sul palco. Taka e Yoda, i due chitarristi, sono entrambi seduti mentre Tamaki imbraccia con grazia e decisione il suo basso SG (per i meno tecnici, “la chitarra con le corna”) che non può non ricordarmi la figura della nostra Roberta Sammarelli.
Quella che segue è un’ora e mezza di bocca aperta e occhi ben spalancati: le due chitarre si incontrano e incastrano per poi allontanarsi creando alcune sonorità che, non c’è nulla da fare, toccano le corde più profonde. Non mi vergogno nell’affermare che a tratti mi sono quasi commosso. Se devo proprio trovare un aggettivo li definirei eterei. Sia Tamaki che Yasunori oltre a basso e batteria in diversi momenti suonano un glockenspiel mai eccessivo né fuoriluogo. Proprio sulle sue note leggere Tamaki passa al pianoforte per quella perla che è Dream Odyssey. Durante il live Taka con la sua Jazzmaster sperimenta anche una noise machine in coda a un pezzo.
La tempesta alla fine dei 17 minuti di Requiem for Hell (titletrack del loro ultimo lavoro) chiude un viaggio onirico che riporta tutti sotto il tendone del Magnolia, che nel giro di poche settimane di programmazione autunnale, sta già regalando grandi giuoie.

Sarà anche banale, me ne rendo conto, ma mi sono accorto in maniera evidente, di quanto sia universale il linguaggio della musica. A parole probabilmente non ci saremmo mai capiti né incontrati, basta una successione di note per condividere quello che volevano trasmettere. Taka ha detto che forse tornano quest’estate, quindi non siate sciocchi e ascoltatevi i MONO, che vi fanno bene.

Scaletta: Death in Rebirth, Ashes in the Snow, Dream Odyssey, Pure as Snow (Trails of the Winter Storm), Recoil Ignite, Requiem for Hell.

A cura di Giovanni Pedersini

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