Il misantropo è in scena all’Elfo Puccini dal 20 al 25 Marzo 2018 | Sala Fassbinder

Cos’è:

Il Misantropo di Molière, messo in scena per la prima volta nel 1666, è un’opera che rivela i tratti psicologici e interiori dell’uomo moderno in cui, falsità, civetteria e valori fittizi, sono come ingranaggi gracchianti che muovono l’arrugginita macchina dell’umanità.

Monica Conti è qui al quarto appuntamento di regia e adattamenti “moleriani” (dopo Medico per forza, Dispetto d’amore, e Le Intellettuali) in cui anche dopo quasi 400 anni assistiamo alle stesse dinamiche inconsce che muovono il comportamento di una gran parte (si spera sempre meno) di società.

E abbiamo anche chi, questa fetta di società, la percepisce nella totalità ed arriva a disprezzare e a voler estraniarsi dalla stessa umanità di cui, irrimediabilmente, ne fa parte: Il Misantropo Alceste.

Alceste è però in eterno conflitto poiché ciò che lo rilutta è in realtà incarnato nella donna che ama, Celimène, una spumeggiante Flaminia Cuzzoli.

Celimène è circondata da ammiratori, marchesi e mondani, che durante i lori incontri danno vita a salotti vanitosi, maldicenti e superficiali.

L’ingranaggio verrà però fermato nel momento in cui verrano a galla, grazie ad una lettera, i reali pensieri e sentimenti che Celimène nutre verso coloro che ha sempre frequentato e apparentemente ammirato. E’ con un’umiliazione collettiva e a tratti onirica che termina il quinto atto.

Com’è:

La scenografia è semplice e scarna, in scena due panche ed una seggiola per dar spazio alla vera chiave dell’opera : l’uomo e i personaggi. Personaggi, i cui tratti psicologici, si riflettono sul corpo e sul movimento, dando avvio ad una danza animalesca.

Il ritmo, grazie alla riadattamento di Monica Conti, è presente, scandito e accelerato soprattutto durante i dialoghi. Un pianoforte, situato sul lato sinistro, in cui siede la regista, la quale osserva, come spettatrice di un teatrino, l’azione. Una scelta che da un lato rafforza il finale, ma dall’altro risulta superflua, considerando che il pianoforte è stato suonato poche volte con una melodia chiara e semplice.

In scena no trucco e parrucco, nudità e trasparenza, attualizzazione e quindi contemporaneità.

 

Perché vederlo?

Il Misantropo è una delle “tragi-commedie” più interessanti di Molière. Poterne essere spettatori nel 2018, assorbendone la morale, e gli elementi chiave, con un’attualizzazione fresca e ritmata, è sicuramente uno dei principali motivi per cui vederlo. I tempi cambiano e ad una velocità incredibile se consideriamo i giorni nostri, ma le radici e l’essenza dell’uomo non mutano.

In una sinossi priva di grandi stravolgimenti, ciò che emerge, e probabilmente era proprio questo l’intento del commediografo, è la figura quanto mai scontrosa del protagonista e riconducibile allo stesso Molière, qui Roberto Trifirò.

La vita di corte spazza via la sincerità instaurando rapporti di convenzione con dialoghi convenevoli, per assicurarsi l’approvazione di chi “conta”, tra vizi e una serie infinita di “leccaculaggini”

 

Note a margine

Abile e divertente, Antonio Peligra, lavora sul personaggio in modo stupefacente.

Ibim Tick

Stagione 2017-2018

Di Moliére e traduzione Cesare Garboli

Regia di Monica Conti

Cast Antonio Peligra, Davide Lorino, Flaminia Cuzzoli, Giuditta Mingucci, Monica Conti, Nicola Stravalaci, Roberto Trifirò, Stefania Medri e Stefano Braschi

Una produzione: Elsinor Centro di produzione teatrale

In scena all’Elfo Puccini dal 20 al 25 Marzo 2018 | Sala Fassbinder

a cura di Irma Ticozzelli

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