“Se siete qui stasera, significa che ci avete dato fiducia”. Con queste parole i Ministri salutano la loro Milano lunedì 9 aprile, nella cornice di un Alcatraz tutto esaurito che sembra aver colto con entusiasmo l’appello alla fiducia lanciato dal trio milanese con il suo sesto album in studio, “Fidatevi”, uscito a marzo per Woodworm Label.

Nell’anticiparli sul palco, il pop semplice e immediato di Generic Animal tenta l’arduo compito di allentare la tensione dell’attesa con alcuni dei suoi brani leggeri e un po’ scanzonati. Alcuni, entusiasti, chiedono il bis, ma il giovanissimo cantautore lascia la scena ad un’atmosfera decisamente diversa.

Un velo di mistero e una strana ed elettrizzante inquietudine invadono improvvisamente il locale milanese, mentre le grida del pubblico spezzano il silenzio.
Le torce puntate in faccia nella penombra, le divise che da anni ormai li rendono inconfondibili. Così i Ministri fanno il loro ingresso sulle note cupe e profonde di “Spettri”.

Inizia tutto come a rallentatore ma in un attimo siamo nel vivo dello show, in tutta la sua divampante energia. La scaletta è un viaggio lungo due ore attraverso i 12 anni di carriera del gruppo, da “I soldi sono finiti” (2006) fino al recentissimo “Fidatevi”.

Quelli che vediamo sul palco dell’Alcatraz sono gli stessi Ministri dei primi anni duemila, ma più maturi, meno arrabbiati, più fiduciosi. C’è più speranza e meno nichilismo nelle parole di Davide Autelitano (basso e voce del gruppo). C’è la voglia di urlare cose diverse rispetto a 12 anni fa, ma lo stesso desiderio di farlo.

“Dimmi che cosa”, la traccia di chiusura del disco, è anche quella che conclude la prima parte dello show. La pausa è brevissima e si ricomincia con un encore mozzafiato, che regala anche una piacevole sorpresa. Ad accompagnare le chitarre taglienti ed aggressive di “Fidatevi” c’è nientemeno che il violino del polistrumentista Mauro Pagani. Una inusuale combinazione, un vortice di suoni che avvolge tutti i presenti in un unico grandissimo abbraccio e in un solo unanime grido: “in alto i nostri cuori”.

La chiusura spetta, come da tradizione, ad “Abituarsi alla fine”. Forse però, questa volta, la fine a cui dobbiamo abituarci è diversa dal solito. Non sembra che qualcosa sia davvero finito ma, al contrario, continua a risuonare nei cuori di tutti quell’inno di speranza che “Fidatevi” porta con sé.

La speranza è la musica. Ci siamo fidati e ne è valsa la pena.

La scaletta
Spettri
Crateri
Comunque
Idioti
Usami
Un Dio da scegliere
Non mi conviene puntare in alto
Spingere
Memoria breve
Tra le vite degli altri
Il bel canto
Tempi bui
Dimmi che cosa

Encore
Fidatevi
Noi fuori
Una palude
Abituarsi alla fine

A cura di Elena Abbatiello
Foto a cura di Silvia Macini

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