MINIMONDO @ SPAZIO PAPEL

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A cura di Noemi Sudati

Allo spazio Papel noi di Vox abbiamo avuto l’onore di incontrare Silvio Boselli che ha realizzato un’opera per questo spazio. Silvio è l’autore di Minimondo, un fumetto per bambini. Nella sua carriera ha oscillato tra illustrazione e fumetto e lavorato per Rizzoli e il Corriere dei Piccoli. Ecco la sua storia.

Com’è che ti sei avvicinato a questo mondo?

Quando ero piccolo mi piaceva molto leggere, ero appassionato del Corriere dei Piccoli, del Giornalino e di Topolino. La passione per la lettura del fumetto era sia mia che di mio fratello, ma il disegno è stata una spinta sua: ad un certo punto a quindici anni ha detto “ma perché non li disegniamo noi?”. Abbiamo iniziato così, un po’ per gioco, senza darci obiettivi particolari. Poi c’è stato l’uscita di Ken Parker che rivoluzionò il modo di fare i fumetti e di raccontare le storie. Era un fumetto ambientato del west, una metafora che voleva parlare all’uomo moderno. È stata una delle mie fonti d’ispirazione. Tutto è iniziato all’università: mi annoiavo a lezione e ho iniziato a fare le caricature dei professori: sono piaciute molto e qualcuno mi indicò la Scuola del Castello come possibile sbocco. Fu una possibilità di confronto con tanti stili e modi di interpretare le immagini: mi aprì gli orizzonti. Al Lucca Comics (allora era molto più di nicchia) mi capitò la mia prima vera occasione di fare fumetto. Sono andato perché stavo cercando qualcuno a cui piacessero le mie storie e iniziai con la Rizzoli e il Corriere dei Piccoli.

Disegni per Giornalino, com’è iniziata questa collaborazione?

Incontrai Marcelo Ravoni, un argentino che dirigeva Quipos, l’agenzia che ha portato Mafalda in Italia. Allora scoprii il mondo dell’illustrazione che fino a quel momento non avevo frequentato più di tanto. Era diverso dal mondo del fumetto, ma comunque mi permetteva di sviluppare un percorso di approfondimento sull’immagine che il mondo del fumetto per i suoi tempi spesso non permette. Da allora le cose sono un po’ andate in parallelo.

Qual è la principale differenza tra illustratore e fumettista?

La narrazione, il fumetto è come se fosse un film, mentre l’illustrazione è come se fosse una fermo immagine.

Quali sono le tue fonti di ispirazione?

Ken parker, Karl Barks quello che ha portato paperino in Italia, Moebius un disegnatore francese che è stato il più famoso disegnatore dagli anni ’80 in poi. Sempre francese anche Folon. Una grande fonte di ispirazione è Magritte.

 La tua opera, L’abisso ,che significato ha?

Secondo me le opere non vanno spiegate nel senso che le opere nascono da un’idea e in qualche modo il disegnatore ne è l’interprete, nel momento in cui esce dalle mani del disegnatore allora diventa patrimonio collettivo. Tanto più un’opera è aperta all’interpretazione tanto più ha la possibilità di coinvolgere lo scenario di chi guarda. Il mio tentativo è sempre un po’ questo: lasciare aperta alla possibilità di coinvolgimento. La tecnica non è tutto, deve avere un contenuto.

Come vedi il tuo lavoro tra cinque anni?

Se esisterà ancora il mondo…non lo so. A parte gli scherzi, io avuto la fortuna di fare ciò che mi piace in libertà, la mia speranza è che io possa continuare e che porti nuovi stimoli. Nella vita poi può succedere di tutto.

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