Grand Tour 360 – Milano e Monza in bianco e nero. L’America fotografata da Vivian Maier e Robert Frank

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Sono gli anni ’50, e in America Miles Davis incideva Kind of Blue, Jackson Pollock dava via all’action painting e una ragazza di nome Vivian Maier girava con la sua macchina fotografica mentre faceva la tata (professione che ha mantenuto fino alla fine della sua vita) per avere una stabilità economica.
Dallo spirito intraprendente e per niente arrendevole, Vivian Maier non si lasciava perdere ogni attimo e con la sua Rolleiflex immortalava tutto ciò che catturava la sua attenzione, con eleganza, purezza e con un innato amore per la fotografia.

Milano e Monza in bianco e nero. L’America fotografata da Vivian Maier e Robert Frank

Fotografa per vocazione e per spirito, ha reso momenti di tutti giorni eterni con una precisione tale, dalla composizione alla gestione dello spazio ai giochi di luce, da far sembrare lei stessa, i suoi soggetti e i luoghi americani come impressi in un quadro misterioso che non sappiamo bene il perché, ma ci affascina e ci incuriosisce.
Distante e allo stesso tempo contemporaneo, il suo linguaggio è vicino ai giorni nostri, alle nostre vite e ai nostri momenti più intimi.

Nel 2007 John Molof compra i suoi rullini messi all’asta, incuriosito da questa misteriosa fotografa e parte di questi 120.000 negativi saranno esposti, anche a colori,  all’Arengario di Monza fino all’8 gennaio 2017 con lo scopo di rendere omaggio a questa straordinaria artista che ha voluto, forse segretamente, tenere per sé tutti gli attimi che aveva colto per evadere o forse per il semplice piacere della fotografia così com’è, un modo per interpretare la realtà.
Milano e Monza in bianco e nero. L’America fotografata da Vivian Maier e Robert Frank

Milano e Monza in bianco e nero. L’America fotografata da Vivian Maier e Robert Frank

Diversa invece è l’America degli anni ’50 raccontata dal fotografo Robert Frank, in mostra con ‘’Gli Americani’’ fino al 19 febbraio presso lo spazio Forma Meravigli di Milano.
Un paesaggio da una finestra, due innamorati, un uomo solo in un bar, un cowboy che fuma o un treno che parte. Ogni singola foto è un frammento di vita quotidiana raccontata come se fosse un flusso di coscienza. Una coscienza inesplorata, quella dell’altra faccia del sogno americano, quella che Robert Frank non ha avuto paura di raccontare e di accettare con quel fare tipico di chi se ne distacca, ma non troppo, senza perdere il contatto con la realtà. Il viaggio americano che Frank ci fa vivere – e rivivere –è inusuale così come il linguaggio che usa, sincero e diretto, senza filtri, senza interpretazioni e senza giudizio.
Milano e Monza in bianco e nero. L’America fotografata da Vivian Maier e Robert Frank

Uno sguardo attento, lucido e coraggioso capace di mostrare una America in cui tutto non è meraviglioso o pieno di sogni, di progresso e divertimenti, ma anche di miserie di razzismo e di solitudini.
Una ‘’triste poesia Americana’’ costellata da falsità e menzogne a cui il cittadino, immerso nella società che gli era stata proposta, non si accorgeva della sua solitudine o dei suoi sogni infranti, che sia su una panchina o in un parcheggio, in una pasticceria o su di un treno.
I soggetti di Robert Frank sono stanchi, tristi e alienati, scorti solo dal suo sguardo che indirettamente si è trasformato in una denuncia sociale.

Milano e Monza in bianco e nero. L’America fotografata da Vivian Maier e Robert Frank

Milano e Monza in bianco e nero. L’America fotografata da Vivian Maier e Robert Frank

Milano e Monza in bianco e nero. L’America fotografata da Vivian Maier e Robert Frank

Jack Kerouac lo ricorda così: «Chi non ama queste immagini, non ama la poesia, capito? [..] Robert Frank, svizzero, discreto, carino, con quella sua piccola macchina fotografica che tira su e fa scattare con una mano, ha estratto una poesia triste da questo cuore dell’America e l’ha fissata sulla pellicola: così è entrato a far parte della compagnia dei grandi poeti tragici del mondo».
Sia Robert Frank che Vivian Maier esplorano così realtà nascoste dell’America, realtà scomode o non immediate, che però attraverso la fotografia – della mente, degli occhi e del cuore come direbbe Bresson – riemergono e danno voce a quelle sottili trame invisibili che senza l’Arte, non diventerebbero mai visibili agli occhi di se stessi e degli altri.

A cura di Cristina Morgese

 

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