È Dicembre. L’aria che si infila da sotto i cappotti è aria di neve che ci riporta a una città e a un libro. La città è Praga e il libro è La vita è altrove di Milan Kundera. Nato nel 1929 a Brno, autore del celebre romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere, Kundera è stato un testimone dell’ascesa e del fallimento, negli anni ’80, del comunismo di Praga e della Repubblica Ceca.

Ne La vita è altrove l’autore ci e si mostra nell’età più fragile e potente: la giovinezza. Questo è il tema del romanzo, come si vede dal titolo che Kundera desiderava dargli: L’età lirica. «Il mio romanzo è un’epica della giovinezza e un’analisi di ciò che chiamo atteggiamento lirico. La sua personificazione è il poeta».

Il poeta è Jaromil, personaggio difficile da amare ma anche da odiare, poiché è tutti noi ed è anche Kundera. Jaromil è l’atteggiamento lirico che si confronta con il politico, altro atteggiamento che pervade la vicenda; in questo romanzo infatti la situazione storica di Praga negli anni ’60 non fa solo da sfondo alla vita del protagonista, intersecandosi saltuariamente con le sue scelte, ma è protagonista anch’essa attraverso l’espressione dell’atteggiamento politico.

Milan Kundera, La vita è altrove

Atteggiamento lirico e politico si confrontano e si scrutano, lontani e vicini al tempo stesso; il lirico che sembra davvero dire che “la vita è altrove” e il politico che dice “ la vita è qui” trovano difficile convivenza in Jaromil, al punto che c’è bisogno di Xaver: alter ego immaginato del protagonista. Solo poiché è alter ego ed è immaginato Xaver può realizzare completamente l’atteggiamento lirico, vivendo l’altrove che il lirico porta sempre con sé, saltellando da una vita possibile a un’altra senza compierne mai nessuna.

Altro personaggio fondamentale è la madre di Jaromil, che è veicolo e immagine di paragone del rapporto del protagonista con qualsiasi altra donna: la madre non è solo la madre di Jaromil, ma è la madre dei poeti, così come Jaromil è IL poeta. Il poeta che tenta di amare, il poeta che tenta di vivere, il poeta che si rifugia nell’altrove ma che è anche desideroso di essere riconosciuto nel reale. Essere riconosciuto, come poeta certo ma ancor prima come persona, è il desiderio che muove il protagonista attraverso tutto il romanzo, questo è il desiderio (esplicito o implicito) di Jaromil solo perché è il desiderio ultimo del giovane; il poeta dunque non è che l’uomo che vive la giovinezza e per la giovinezza.

L’umore altalenante del lettore che viene trascinato tra le pagine non è che il risultato dell’inevitabile immedesimazione con Jaromil e questo perché, ancora una volta, Kundera mostra di conoscere l’uomo; la conoscenza che lo scrittore ha dell’umano si mostra attraverso la consapevolezza delle domande che muovono tutti noi e che il romanzo fa sorgere riguardo al lirico, alla giovinezza e alla vita.

A tutte queste domande naturalmente il romanzo non dà risposta. La risposta è già nelle domande stesse perché, come dice Heidegger «l’essenza dell’uomo ha la forma di una domanda».

A Cura di Chiara Provale

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