Dopo quasi due mesi senza pioggia, Milano finalmente si rinfresca e decide di farlo domenica 5 novembre, proprio mentre noi siamo in coda per andare a sentire Michele Bravi, l’ex “tesorino” di X Factor (nomignolo lui affibbiato dalla Ventura), al Fabrique.

In apertura alla serata troviamo Federica Abbate, una delle nuove scommesse del pop italiano, che dopo aver scritto oltre 50 canzoni per Marracash, Baby K, Francesca Michielin, Arisa e molti altri (tra cui proprio il signor Bravi), ha deciso di lanciarsi come solista e lo fa con Carosello. La giovane milanese canta i suoi due singoli A me ci pensi mai e Fiori sui balconi (entrambi prodotti da Takagi & Ketra) e una cover di Sogni non tuoi di Marracash. La ragazza ha talento: oltre a quello evidente autoriale, c’è anche quello vocale, perché riesce a far sembrare cantare i suoi complicati pezzi una passeggiata; si nota, però, che deve ancora prendere molta, moltissima, dimestichezza col palco e coll’esibirsi in generale: se non parte la base, passare 5 minuti buoni a fissare il pubblico in silenzio non mette a suo agio lei né tantomeno noi.

Alle 21 precise sale sul palco Michele sulle note di Tanto per cominciare, l’attuale singolo estratto dalla riedizione dell’album lanciato a Sanremo, Anime di Carta, avvolto da una bizzarra camicia bianca oversize. A seguire troviamo Cambia, scritta insieme a Matteo De Simone dei Nadar Solo (non è l’unica firma appartenente all’indie che ha partecipato all’album: Respiro vanta infatti la collaborazione con Niccolò Contessa), e Diamanti, che sono anche le canzoni di apertura del disco. Per tutta la serata, Bravi è accompagnato da una full band e da una elegantissima orchestra composta da quattro archi, che contribuiscono a rendere l’atmosfera magica e gli arrangiamenti ricercati.

Dopo i rituali saluti al pubblico, un tuffo nel passato con In bilico, pezzo estratto dal suo (brutto) album di debutto, scritto per lui da Giorgia; fortunatamente anche Bravi si è reso conto che quell’album proprio non era da farsi e ci canta solo un altro pezzo, La vita e la felicità, il brano che lo portò alla vittoria a Xfactor, firmato da Tiziano Ferro. Il “viaggio in costruzione” di Michele dopo aver vinto il programma è stato tortuoso e complesso: la Sony, dopo il flop commerciale della sua opera prima, gli ha detto chiaramente che non era tagliato per quel mestiere e l’ha scaricato senza troppi giri di parole. Il giovane ventiduenne non si è pianto addosso, ma ha continuato a credere nel suo sogno e si è reinventato come youtuber, creandosi così una fanbase solida che l’ha portato nel 2015 ad avere l’opportunità di firmare con la Universal e creare con loro un sofisticato EP completamente in inglese, I Hate Music, che ci ha fatto sentire una nuova parte di lui, quella più ispirata e vera; durante la serata ci canta The days e Sweet Suicide per ricordare quell’interessante progetto. La consacrazione arriva, però, con il 2017 e quel quarto posto a Sanremo con Il diario degli errori (scritto proprio dall’Abbate), la prova del nove che ha fatto del suo ultimo album un disco d’oro. E la Sony ora si starà mangiando un po’ le mani.

Questo nuovo tour, denominato “Nuove Pagine”, funge anche da presentazione per i nuovi inediti che saranno inseriti nella sopracitata riedizione in uscita per natale: due di questi, Milano e Presi Male, funzionano molto meno rispetto ai brani contenuti nell’edizione originale del disco, soprattutto a livello testuale. Per cantare il secondo, Michele chiama sul palco Mahmood, un altro astro nascente del pop italiano, che ha firmato il testo. Presenta infine Sole contro, il vero pezzone del nuovo progetto, che stupisce il pubblico e lo manda addirittura in visibilio (soprattutto quando con arroganza ci mostra il dito medio… ricordiamoci che l’età media è comunque di 13 anni).

La parentesi sanremese continua, oltre che con Il diario degli errori, con Chiara e la sua Nessun posto è casa mia, ospite speciale della serata. La sezione cover che nella precedente data milanese aveva dato tante soddisfazioni (si era esibito con pezzi di Calcutta, Cosmo e Coez), prosegue un po’ sottotono (“perché ho un animo anche tamarro”) con Chic di Izi, cantata in duo con Federica Abbate, e Bad Romance di Lady Gaga.

Solo per un po’, uno dei pezzi più catchy del disco, nonché singolo estivo, è l’encore che chiude la serata. Una serata riuscitissima e curatissima, dalla scenografia (spoglia ma d’effetto, con delle luci stupende) agli arrangiamenti che hanno saputo sapientemente combinare il meglio dell’elettronica attuale con l’eleganza degli archi. Una serata, oserei dire, un po’ sprecata per le orde di dodicenni che hanno invaso il parterre del Fabrique, che purtroppo dubito riescano a capire e soprattutto ad apprezzare tutto il lavoro che Bravi e il suo team hanno fatto dietro a questo interessantissimo progetto che ha scandito la rinascita artistica del ventiduenne. A chi non l’ha ancora fatto, consiglio di ascoltare “Anime di Carta” per scoprire così questo talento che ha finalmente trovato la sua strada. Questa volta l’ha fatto davvero, e senza l’aiuto di nessun talent.

A cura di Fabio Scotta

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