“Fuck Science!” Micah P. Hinson @ Magnolia

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Succo di mele in mano e sigaretta in bocca, posa alla Andreotti e occhiali da maestra cattiva. Finché non apre bocca Micah P. Hinson potrebbe tranquillamente essere il cattivo di qualche serie tv.

Micah racconta storie e lo fa nel modo più naturale possibile, come se fosse tra amici. Per la prima parte del concerto è accompagnato da una band, terrorizzata dalla sua anarchia stilistica, che risalta comunque bene i suoi pezzi, altrimenti scheletrici ed essenziali. Finita la comparsata della band, ritorna sul palco da solo e si lamenta perché secondo lui il pubblico ha troppe aspettative. “Io e la band non sappiamo abbastanza canzoni. Voi ne volete troppe”

Non ha alcuna scaletta, finisce un pezzo e si ferma, pensa, vede se ricorda gli accordi, racconta la canzone e parte.

Con una naturale noncuranza custodisce dentro un corpo così esile una vita sgangherata, sempre ai limiti dell’eccesso, con una voce resa ruvida e spezzata dalle decine di sigarette che fuma anche mentre suona, con l’immancabile bocchino nero. Un gioco di coordinazione piuttosto difficile, provare per credere. Il Texas inevitabilmente torna, quel “middle of fuckin’ nowhere” da dove è scappato appena ha potuto, dove ha ricevuto il bene e il male (in un’intervista diceva: “Da Abilene – una cittadina come tante a 3 ore d’auto da Dallas, che ha dato al mondo oltre a Micah anche Jessica Simpson, ndr – ho ricevuto il senso della bellezza e della lotta, la forza d’animo e le droghe”).

Micah P. Hinson suona perché probabilmente non avrebbe potuto fare altro, ma senza alcuna mistificazione sta ancora suonando in giro per il mondo dopo che in un incidente nel 2011 ha rischiato di perdere entrambe le braccia. Dovrebbe essere già sotto terra Micah, insieme alle persone con cui è cresciuto e di cui canta. Un miracolo, come racconta lui stesso appena salito sul palco, anche il figlio che nascerà a breve, dopo che tre medici in coro gli avevano detto di lasciar perdere. “Fuck science!” è la prima cosa che ha detto prima di sorseggiare il suo succo di mele.

“The homeless they keep on dying
And we only keep on trying
And my good book claims
That God is good.”

A cura di Giovanni Pedersini

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