Acido, pop e anfetaminico, Il Mercante di Filippo Renda racconta il fallimento come opera d’arte e l’opera d’arte come rimedio alla solitudine. Dal 9 al 26 novembre @ Teatro Fontana.

Cos’è:

C’è del marcio a Venezia, e ristagna. Il sogno di una vita agiata a Belmonte si è infranto sotto i colpi di una crisi che compromette affari e rapporti. Ogni confine è sul punto di saltare e non c’è più distinzione tra mercanti e usurai, amici e approfittatori, giudici e vendicatori: sono tutti immersi nella stessa città che sprofonda.

Il Mercante di Venezia di Filippo Renda è il racconto di un fallimento, di una bancarotta economica e umana, che non sembra ammettere soluzioni. Fedele al linguaggio shakespeariano, al centro del Mercante di Renda non è tuttavia la libbra di carne richiesta da Shylock (Beppe Salmentti) ad Antonio (Sebastiano Bottari), ma il divario tra una Venezia sempre più immersa nelle sue dinamiche utilitaristiche e la Belmonte di Porzia (Irene Serini), l’utopia di una vita al riparo da ogni contaminazione. È da questi due poli che prende energia questo addattamento.

Com’è:

Acido e anfetaminico, mosso da una vitalità disperata, il Mercante di Renda è un abile mix di linguaggi che utilizzano il testo shakespeariano come spartito per il gioco teatrale. A colpire è prima di tutto scenografia (a cura di Eleonora Rossi): una Venezia fatta di bancali su una laguna di etichette accartocciate, come banconote ormai prive di valore, separata dalla Belmonte tutta drappi di Porzia da un sottile velo che riduce il confine tra i due mondi.

Ma è soprattutto nella musica che l’immaginario shakespeariano diventa pop, grazie ad una playlist di scena di tutto rispetto: dai Gorillaz, a Snoop Doog, passando per la cover di “L’artista” di Franco Fanigliulo (eseguita da Simone Tangolo). Il continuo gioco tra drammatico e farsesco, sostenuto da un cast di bravissimi attori under 35, fa di questo Mercante una macchina da intrattenimento a 360°, che non permette allo spettatore di riposare un attimo (a parte durante l’intervallo, lì sì ci si può riposare), regalandoci uno Shakespeare vivo ed energico.

Perché vederlo:

Se Shakespeare è il padre della modernità e suo avamposto, è merito di operazioni come questa se è possibile comprenderne ancora l’attualità. In tempi come i nostri di instabilità e precarietà diffusa, dove alla sfiducia del presente si affianca un tacito istinto alla fuga, Il Mercante di Venezia ci mostra gli effetti di questa degenerazione sui rapporti umani e sociali.

Da Bassanio a Graziano, che sognano di una vita incontaminata a Belmonte, ad Antonio, che spera nella condanna morte per rimediare al proprio fallimento umano e finanziario, così come Porzia e Nerissa, che fanno di tutto per non perdere il loro piccolo paradiso artificiale, tutti i protagonisti del Mercante vogliono fuggire da Venezia, dalla sua logica opportunista e predatoria, che innalza e abbatte esistenze senza guardare in faccia a nessuno.

Persino Shylock è una vittima del sistema: solo, abbandonato da tutti, privato persino di un’identità e ridotto ad uno stereotipo, finisce per non ottenere nemmeno la vendetta che la spietata logica di Venezia dovrebbe garantirgli. In questo fallimento generale, che la generazione under 35 ha dovuto assumere come fondamento del proprio mondo, le speranze di cambiamento non sono riposte in un’alternativa al sistema e nemmeno in un’adesione incondizionata ad esso, ma nella rappresentazione – e quindi nella catarsi – di questo fallimento. L’arte vive del fallimento degli artisti.

Se infatti il crollo non si può evitare, si può comunque raccontare, accorciando le distanze tra chi è riuscito e chi è fallito, facendoci sentire meno soli. E questa è, a mio avviso, una buona ragione per andare a vedere lo spettacolo.

Nota a margine:

Un’altra buona ragione per andare a vedere Il Mercante di Venezia è che al Teatro Fontana hanno ovviato all’irrisolta questione della cena prima o dopo lo spettacolo, servendo arancini, panzerotti e altre cose fritte durante l’intervallo, con tanto di vino.

Produzione: Elsionr Centro di Produzione Teatrale & Idiot Savant
Da William Shakespeare
Adattamento e regia: Filippo Renda
Con Francesca Agostini, Sebastiano Bottari, Matteo Gatta, Mattia Sartoni, Beppe Salmetti, Irene Serini, Simone Tangolo
Scene e costumi: Eleonora Rossi
Assistente costumista: Alice Mancuso
Luci: Marco Giusti
Assistente alla regia: Valeria De Santis

A cura di Nicolò Valandro

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