MEET THE MEDIA GURU: FRANCIS FORD COPPOLA

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A cura di Federico Lucchesi

“Lasciate ogni speranza voi che non entrate”, avrebbe detto Dante – una sua copia triste – se il 26 Ottobre si fosse trovato nei pressi di Largo Cairoli, a Milano. Un’incredibile fiumana di gente che si srotola facendo slalom tra qualche albero piantato nel selciato ed una manciata di fermate dell’autobus. Quando mi unisco anch’io, l’autista della 50 mi guarda per 30 secondi buoni prima di capire che no, nemmeno io sarei salito a fargli compagnia.

La location è quella del Teatro Dal Verme, l’occasione un incontro della speciale rassegna Meet the Media Guru, della quale ero già andato a sentire quell’arzillo vecchietto di Zygmunt Bauman. Ma stavolta non c’è un polacco, bensì un italo-americano, un nostro neanche troppo lontano parente che una parte dello stivale la conosce bene. Mi riferisco alla Basilicata; e a lui, ovviamente, Francis Ford Coppola.

La platea si riempie, ci rifilano in mano un depliant con le migliori ricette della Basilicata – giusto perché è ora di cena, altre giustificazioni non ne ho trovate – e fa il suo ingresso sul palco un’improbabile presentatrice che si attirerà le ire del pubblico. Poco importa, entra Francesco ed è ovazione. L’esordio è segnato da quel patriottismo che noi raramente diamo a vedere: “Mia madre mi diceva sempre: sei fortunato perché sei nella migliore nazione del mondo; e sei fortunato perché sei italiano, il miglior popolo del mondo”. Giù altri applausi.

Non mi dovrei/vorrei dilungare in una cronaca dettagliata. FFC invece sì, lui si dilunga nel descrivere la sua famiglia, passando dalla madre Filomena, stilista detta la “senza naso” (le tagliarono via il naso, letteralmente), al nonno Agostino, apprendista di un genio della Meccanica, tal Ciccio Panio. Poi si sofferma a parlare della Lucania, di un suo bisnonno, Carmine, brigante e rivoluzionario, e di come s’è ritrovato in America. Una cosa è chiara: nella famiglia Coppola son tutti artisti. Inventori, pensatori, scrittori, ingegneri, pittori. Geni per via dei geni.

Nelle sue parole l’amore per l’Italia è palpabile. “Un vero italoamericano sente l’Italia ogni volta che vede un bambino”, dice, “ogni volta che lo sente ridere. Sente l’Italia ogni volta che sente Puccini o Verdi, ogni volte che si trova di fronte ad un’opera d’arte bellissima”, prosegue, “sono orgoglioso. Gli italiani hanno i dottori migliori, le migliori menti; non si poteva non riconoscere il genio italiano in qualsiasi ambito”. E nel Cinema? “L’Italia era l’unico posto che non avesse uno o due grandi registi, ma cinquanta”. Ah, Francis, così ci fai arrossire!

Conclude enunciando la bellezza di Palazzo Margherita, location che lui stesso ha ristrutturato, un vero locus amoenus situato a Bernalda, in provincia di Matera. Poi si ferma, elude l’intervistatrice e si rivolge al pubblico, chiedendogli di chiedere. Purtroppo le domande sono tra le più banali: film preferito, registi a cui si è ispirato, future produzioni in Italia. Solo domande sul Cinema. Peccato, avremmo voluto saperne di più su di lui, su cosa lo animi.

Attacca Hollywood, troppo commerciale e chiuso alle sperimentazioni, incoraggiando invece quel Cinema indipendente che tanto ci piace, fatto di passione e non di denaro, di idee e non di cliché. Ci accusa di essere indolenti, di non avere voglia di fare, di lamentarci troppo, di non sfruttare le risorse che un bellissimo territorio come il nostro ci mette a disposizione. Touché. Per FF scoprire un talento è semplice: “è come quando vai ad una festa e, tornando a casa, ti ricordi solo di qualcuno: è selezione naturale, qualcuno che ti parla di cose nuove, che si comporta diversamente”.

Qualcuno infine gli fa notare che indossa due calzini diversi. Perché no?, risponde FF, sorridendo. E ancora “Francis, dove riconosce la bellezza?!” grida una ragazzina dalla sua poltrona. “Nel volto dei giovani” risponde lui guardandola in viso. Poi viene trascinato via a forza dalla conduttrice che non voleva vedere l’ora di interrompere il tutto. Forse per qualche ragione economica, forse per qualche questione burocratica. Forse perché aveva semplicemente fame. Ri-sfoglio il mio depliant sulla “Basilicata in tavola” e vado a mangiarmi una crepe in un chioschetto di strada. Ah, il colore preferito di Coppola è il verde. Ciao Francis, it has been a pleasure. 

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