MAXIMILIAN HECKER @ 75BEAT: LIVE REPORT

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A cura di Stefania Fausto

Martedì 17 febbraio: secondo gli inglesi il martedì porta sfortuna mentre secondo la superstizione italiana il 17 è un numero infausto. Insomma, un combo non apparentemente dei migliori. Per fortuna, noi alle scaramanzie ci crediamo poco: una serata migliore di così non si poteva desiderare.

Tutto ha avuto luogo nel colorato 75Beat, un Arci ai confini di Via Ripamonti dove si può avere l’onore di conoscere Olivia, un bel cagnone a macchie bianche e nere.

Prima dell’ospite d’onore Maximilien Hecker (unica data italiana di presentazione del suo ultimo album Spellbound Scenes of My Cure), sul palco sono saliti due gruppi emergenti italiani, La bestia CARENNE e gli Zivago. I primi con il ritmo folk dei loro tre brani (Il sapore, Billy il mezzo marinaio, C’è un signore che) hanno fatto muovere anche i muri a suon di musica, i secondi hanno ripreso invece suoni più lenti e acustici.

Subito dopo è stata la volta del cantante tedesco. Si è presentato in cappotto nero e stivaletto a punta, il taglio di capelli e questa sua tenuta dandy ricordano gli Oasis degli anni ‘90.
Seduti per terra, lo osserviamo disporsi davanti al piano. Inizia a cantare.
La sua voce leggera travolge gli ascoltatori, quasi come portandoli tra veli leggiadri, sembra quasi di accarezzare con la pianta del piede la superficie liscia dell’acqua.
Ogni canzone, suonata tra il piano e la chitarra, ricorda uno specifico luogo del suo cammino di ricerca che ogni volta spiega: da Pechino a New York, da Seul a Tokyo.
Il richiamo di ogni città è accompagnato dal suono melodico della sua voce (nonostante qualche piccolo colpo di tosse). Hecker si presenta come un inguaribile romantico che nuota tra i ricordi fissati indelebili alla sua musica.

E con lui anche gli ascoltatori si perdono tra le note. Purtroppo il tempo è volato e anche la bella serata è passata velocemente.

 

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