Mattia Labadessa, il giovane illustratore napoletano ha presentato il suo primo libro al Games Academy di Milano Piola.

Mattia è un po’ così: timido, si nasconde dietro qualche sorriso, si guarda le scarpe quando io, timida almeno quanto lui, trovo il coraggio di chiedergli se ha voglia, prima di firmare le copie del suo primo libro, di rispondere a qualche domanda. Usciamo dal negozio, e si vede quanto sia una persona introversa, che esterna poco quello che pensa, evidentemente per riservarlo al touch screen del suo iPad, che diventa la tela delle sue illustrazioni suggestive. Mattia è uno che comunica le sue emozioni tramite ciò che crea, e che a quanto pare gli riesce anche molto bene, dal momento che la maggior parte di quelli che domenica pomeriggio erano alla presentazione de “Le Cose Così”, si rivedono totalmente nelle situazioni che raffigura. L’uccello cinico, incallito fumatore, estremamente ansioso protagonista delle sue vignette diventa, allora, il simbolo della gioventù di oggi, disorientata dal divenire di un mondo che sembra girare nel senso opposto, spaesata poiché il futuro che tenta di afferrare è difficile da raggiungere, che sente di non riuscire ad eguagliare gli altri, e che preferisce affidarsi alla musica e ai cieli stellati per alleggerire il peso delle responsabilità che gli si chiede di assumere e dei pensieri che sono macigni sulla testa. Per rompere il ghiaccio vogliamo iniziare a fare dei saluti, che dici? “Ma… aspetta. Cioè mi registri, questa cosa verrà trascritta? E che saluto faccio? Vabbè un saluto agli amici… no va beh ma che un saluto agli amici, non so che sembra. Che posso dire? Vabbè ciao Vox. Vai iniziamo”.

Bene, i colori prevalenti dei tuoi disegni sono prima di tutto il giallo, e poi rosso, nero e bianco. Quali sono le emozioni che associ a questi colori?

In realtà, quando ho iniziato questo progetto circa nove mesi fa, la scelta dei colori è stata abbastanza casuale e dettata prevalentemente dal gusto estetico, ovvero: “mi piace questo accostamento, continuiamo ad usare questi colori”. Però adesso, con questa pubblicazione, il giallo simboleggia, come spiego anche nell’introduzione, “le cose così”. È un colore che mi suscita libertà, libertà di essere me stesso ogni giorno, alla luce del sole, e che quindi richiama le piccole cose quotidiane, effimere, che si fanno senza seguire un filo logico preciso, che non sono indispensabili, mentre gli altri colori sono messi un po’ così.

Il tuo uomo uccello è molto cinico, ansioso, e spesso si sente a disagio con sé stesso e con gli altri. Quanto di autobiografico c’è in questo personaggio?

Praticamente tutto. Tutte le vignette (tranne quelle sulla necrofilia, mi sembra normale) vogliono esprimere un mio concetto e raccontare una mia storia, un mio pensiero. L’uomo uccello sono io inserito in delle vignette. Racconto un po’ quello che mi succede.

E cosa credi che ti abbia fatto avere tutto questo successo tra i giovani?

Secondo me l’empatia, cioè il fatto di sentirmi vicino a gli altri con quello che rappresento, il fatto che do la possibilità di leggere alcune cose abbastanza imbarazzanti che non tutti hanno il coraggio di ammettere di pensare, come ad esempio la vignetta sul terremoto, in cui l’uomo uccello si chiede “ma che faccio se arriva all’improvviso e sono scalzo o sotto la doccia? Scendo di casa senza scarpe e in accappatoio?”. Sono apparentemente cose stupide, ma qualcuno magari leggendola pensa “oh però è vero, ci ho sempre pensato!”. Questo fa sì che i miei lavori siano compresi anche a livello mentale, richiamando una condizione in cui ognuno di noi si è trovato almeno una volta nella vita, permettendo a coloro che li guardano di rivedersi nelle scene. La mia è una filosofia spicciola: non sono un lettore, non ho questa grande cultura filosofica, però penso che tutti facciamo filosofia e abbiamo una nostra filosofia quando pensiamo e ci ingrippiamo, anche sulle cose più stupide. Aspè, ingrippiamo no, come lo traduci? Non è proprio un termine adatto. Quando.. quando ci soffermiamo sul mondo, scrivi così che mi piace di più (ride).

Ultima domanda e ti lascio andare: i fumetti sono dei veri e propri mezzi di comunicazione. Qual è il messaggio che intendi comunicare ai ragazzi di oggi?

Credo che dovremmo essere tutti più sinceri ed onesti con noi stessi e con gli altri. Non sappiamo niente della vita, siamo pieni di dubbi, nessuno sa il motivo per cui siamo qui e qual è il fine dell’esistenza (sto esagerando un po’). Ci alleggeriremmo a vicenda se fossimo più “autentici”. Mica siamo come i cani, noi, che non hanno un cazzo a cui pensare. Loro sono felici perché sono inconsapevoli, e io li invidio un po’ per questo. Quindi il mio messaggio è: cerchiamo di essere più onesti tra di noi. E mo entriamo che devo firmare fino alle due di notte. Graziè Bè.

Grazie a te Mattia. Buona fortuna per tutto.

A cura di Rebecca Rossi

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