Masterpiece

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Esiste un posto per la letteratura sul piccolo schermo?

a cura di Edoardo Donati

Parte il 17 Novembre, in seconda serata, Masterpiece, il nuovo talent show di Rai3 che porterà tanti aspiranti scrittori a sfidarsi per vedere pubblicato da Bompiani il loro primo romanzo. Rai in collaborazione con RCS e Fremantlemedia lancia il progetto in sostituzione della seconda serata culturale della Domenica firmata Bollani. Progetto ambizioso, perché portare sul piccolo schermo il mondo della letteratura non è impresa facile, sia per i tempi avversi che per le intrinseche difficoltà di adattamento.
Lo sa bene il direttore Vianello, che già nel suo tweet del primo Agosto riconosceva quanto ben altre questioni assorbissero l’italiano medio, ma che insisteva su un sogno, quello comune ad ogni scrittore di vedere una sua creatura entrare in un mercato dell’editoria impraticabile e in terribile crisi.

Il fortunato e piacevole esperimento di “Per un pugno di libri” fa ben sperare, ma il talent avrà bisogno di una struttura e un’organizzazione ben diverse. La giuria è dopotutto ben scelta: quotata ed internazionale (Andrea de Carlo, Carlo de Cataldo, Taiye Selasi). Tuttavia un dilemma si pone da subito: come costruire intrattenimento sulla produzione letteraria senza scadere in una spettacolarizzazione sterile dell’atto creativo? Come trasporre il tutto nel concitato ritmo televisivo? Un compromesso è già stato compiuto, visto che ai candidati è stato chiesto di consegnare la loro opera inedita come criterio di selezione.

Se l’opera non verrà prodotta nel corso del talent (ovvio), la sfida sarà fare in modo che esso non coincida con la selezione iniziale: letti i romanzi, il vincitore sarebbe annunciato. Il programma si costituirà allora di “prove”, verosimilmente di scrittura creativa, con l’assistenza di un coach – l’ex vj Massimo Coppola – e la presenza di ospiti illustri. In tal caso: è lecito applicare un criterio altro nel giudicare della letteratura? Si rischia una corruzione televisiva del ruolo del letterato? Di qui in poi si tratta di fiducia: le foto richieste ai partecipanti e lo svolgimento di provini in vista della selezione hanno il valore che si attribuisce loro.

Di certo può esistere un modo perché il romanzo resti perno imprescindibile e la figura dell’autore e le sue abilità siano fatte oggetto del programma; resta da trovarlo. Dopotutto, poiché l’opera non esiste da sola ma è più o meno esplicitamente emanazione del suo autore, la forza di Masterpiece potrebbe risiedere nella sua capacità tutta televisiva di fare di questi il protagonista.
Il rischio è invece che lanci un trend analogo a quello che talvolta si verifica nei talent musicali: una preferenza verso il prodotto che può godere in partenza della preziosissima promozione e che può essere testato e adattato nel corso del programma stesso in vista della commercializzazione. Si può già sperare dunque che esso rappresenti un impulso per l’editoria italiana, e non una scappatoia.

Allora anche giovani esordienti come Alberto, lo scorso anno impegnato con me per Inside e ora vincitore del premio Campiello Giovani, non dovranno temere in un futuro di dover competere con investimenti più sicuri di loro, ma potranno godere delle opportunità di un rinnovato interesse verso una nuova letteratura, fresca e attuale.

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