Massaroni Pianoforti @ Spaziomusica (Pavia)

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Venerdì 23 dicembre a Spaziomusica di Pavia, il cantautore vogherese Gianluca Massaroni, in arte Massaroni Pianoforti, ha presentato il suo terzo album: “Giu”. Senza accento.

Il cortile del locale è incorniciato dalle luci quasi natalizie per questa serata di ‘Quasi Natale’. Siamo in anticipo e non c’è ancora molta gente, scambiamo due chiacchere infreddolite, sentiamo le prime note dei Nylon. Allora entriamo.

Il trio pavese (chitarra voce e violoncello) intrattiene il pubblico per una buona mezz’ora alternando i loro brani tra cui “Irene” e “Il viaggio” a brevi balli improvvisati o intermezzi teatrali. Il locale inizia a riempirsi. Il simpatico cantante baffuto, molto baffuto, si congeda consigliandoci un ottimo rimedio, a suo dire, per rovinare amicizie di lungo corso: acquistare il suo cd.
Pausa. Odore di sigaretta sul palco, suono di pioggia.

Massaroni alla tastiera riprende da dove ci aveva lasciato due anni fa, ovvero “Alla fermata del 33”. Le luci sono fredde e poco intense, mentre il pubblico finisce di riempire la sala. Finito il brano d’ingresso salgono sul palco i tre quarti di formazione che mancavano. Si inizia con i “Provinciali”, “Barche di carta”, “La zanzara” per arrivare a “Lupo di mare”. L’atmosfera è subito di quelle giuste, il cantautore vogherese non vedeva l’ora di tornare ad esibirsi e il pubblico, tra cui anche molti amici, non può che apprezzare.
Pianoforti presenta sempre i brani prima di eseguirli, è evidente quanto tenga a far sì che il suo messaggio ‘passi’: parla d’amore, della sua nuova casa e della “Palestra”, anzi, quest’ultima la canta pure. Esegue pezzi dell’ultimo album come la trascinante “Uguale a me” ma anche brani precedenti, come “Dama Bianca” e l’immancabile “Carlo” durante la quale la sala di Spazio si infiamma. Tra gli ultimi brani c’è spazio tra le altre per “La notte di San Silvestro” e “Adelio Adelio” ovvero il prequel di “Carlo”.

Massaroni saluta e il concerto termina, scambiamo due chiacchere durante le quali ci spiega del crowdfunding, dell’autobiografia sfrenata dell’album e di come avere un tema, un concept da seguire lungo tutto il disco lo aiuti a selezionare e creare i brani. Un disco prezioso, fatto di incontro e mai di addio, di una tristezza sempre leggera, di schizofrenia sentimentale appartenente sicuramente alla tradizione cantautorale ma senza escludere le innovazioni dettate dall’aggiunta dell’elettronica. Un disco che grazie alla raccolta fondi può essere completamente ‘suo’. Noi gli auguriamo ogni fortuna ma, vada come vada, noi saremo sempre pronti ad aspettarlo.

Qua GIÙ.

A cura di Ivan D’Antuono e Federica Calvo

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