Margaret Atwood: la distopia femminista è più attuale che mai

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Canadese, autrice di romanzi distopici dalla potenza pari a 1984 e Fahrenheit 451, poetessa, vincitrice di innumerevoli premi letterari, attivista e femminista: Margaret Atwood è tutto questo.
Nonostante sia stata la scrittrice canadese più importante del ventesimo secolo, ultimamente è ritornata al centro dei nostri discorsi grazie alla trasposizione tv del romanzo Il racconto dell’ancella in The Handmaid’s tale, serie tv prodotta da Hulu che quest’anno si è aggiudicata l’Emmy come migliore serie dell’anno.

Come se non bastasse, il 3 novembre Netflix pubblicherà online gli episodi della una nuova serie tv Alias Grace, tratta dal suo romanzo L’altra Grace.
Margaret Atwood è oggi più attuale che mai. Perché proprio ora? I suoi racconti mettono a tema argomenti a noi sfortunatamente noti: parlano di società misogine, di teocrazie, di oppressione, di disastri ambientali, di criminalità e del male.

L’America odierna ne è la più alta esemplificazione: il recente ritorno di quella che può definirsi una società patriarcale trova infatti molte affinità con la comunità misogina descritta ne Il racconto dell’ancella, all’interno della quale la donna viene totalmente oggettivata al servizio dell’uomo, affinché gli dia figli e lo soddisfi.

Nel romanzo, pubblicato nel 1985 e ambientato in un futuro indefinito, l’America si trova in mano ad una teocrazia totalitarista che fa di alcuni versi biblici la sua costituzione, esercitando un controllo totale nella vita pubblica e privata dei suoi cittadini.

Alla base de Il racconto dell’ancella c’è anche una tematica ambientale, volta a sensibilizzare i lettori sui danni causati dall’inquinamento, e lo fa donando una cornice al romanzo, ambientandolo in un futuro in cui alla terra è afflitta da una punizione divina, la sterilità, come risposta all’eccessiva contaminazione delle industrie.
Ed è qui che entrano in gioco le ancelle, che svolgono un pantomimico ruolo materno: esse intervengono a procreare figli qualora le donne delle famiglie più ricche fossero sterili.

Alias Grace fa luce su drammi ancora più terrificanti, quelli interiori, indagando il Male che turba la psiche umana. La lettera maiuscola rende propriamente l’accezione spaventosa e ignota di quell’entità che ha preso il controllo di Grace, rendendola una pluriomicida senza coscienza.

Rilegata al ruolo di domestica a casa del comandante del carcere in cui era reclusa, un dottore inizia ad interessarsi al suo caso, con l’intento di definire se è isteria o pura vena criminale che si cela dietro ai suoi omicidi. Con l’escamotage dell’intervista psicologica, rappresentata da sequenze dialogiche potentissime, Grace svela progressivamente sé stessa, raccontandosi al lettore.

Nonostante l’ispirazione per il romanzo derivi da un accadimento reale, l’atemporalità dei topos del Male e della criminalità li rende sensibili a qualsiasi generazione. C’è anche chi vede nel personaggio di Grace una Amanda Knox ante-litteram.

L’autrice non sopporta che ai suoi racconti venga affibbiata la categoria di science-fiction, perché la sua fiction, la sua finzione, non è frutto della sua fantasia e inventiva, ma prende piede a partire da fatti reali. Chiamatela speculative-fiction, chiamatela distopia femminista, l’importante è prenderne atto e riconoscersi in quel fondo di verità che la scrittrice canadese ha così argutamente ritratto.

Ed è proprio quell’autenticità che si cela dietro alle sue storie a fare di Atwood un’autrice attualissima e assolutamente da riprendere in mano. Ne è una dimostrazione il manifesto apparso alla Women March di Boston che dichiarava «Make Margaret Atwood fiction again» – facciamo ritornare Margaret Atwood una finzione.

A cura di Francesca Faccani

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