MARC CHAGALL. UNA RETROSPETTIVA 1908-1985 @Palazzo Reale

1038

A cura di Elena Motta

Moishe Segal ben Zacharias. Con questo nome Chagall nasce il 7 luglio 1887 nei pressi Vitebsk, attuale Bielorussia.Il nome Marc e il cognome Chagall ricordano due momenti importanti della sua formazione: gli studi a San Pietroburgo, dove il nome del pittore assume la dizione russa di Mark, e il trasferimento a Parigi, dove il cognome viene trascritto secondo la grafia francese.

Le sale di Palazzo Reale ospitano sino a febbraio la più grande retrospettiva degli ultimi 50 anni. Attraverso 220 opere si passeggia tra le più importanti tappe della vita di un artista unico ed indipendente. Un artista che, pur sperimentando i linguaggi artistici di tutte le avanguardie novecentesche, rimane pur sempre e solo Marc Chagall.

Sperimenta il cubismo ma non è cubista, si lascia ispirare dal sogno ma non è un surrealista, è colpito dai colori dei Fauves francesi ma ne rimane ai margini. Esiste però una costante nell’opera di Chagall ed è la poeticità di quel che il pittore mette su tela. Marc Chagall dipinge poesia. Si nutre di sogno, di favola, di leggerezza e di amore, ma anche di storia e di legami; usa colori e pennelli per dipingere emozioni.

Tra le sale della mostra si respira l’amore pieno di gioia che il pittore nutre per la prima moglie Bella. Fermi davanti a La passeggiata o a Il compleanno, due delle più belle opere di Chagall, entriamo in quella sensazione adrenalinica che ci dà l’amore. L’amore nel suo momento migliore. Quello allegro, leggero e sorridente di entusiasmo, che fa venire voglia di saltare. Bella e Marc saltano. Chagall, sorriso sul volto, tiene per mano la moglie che vola libera nell’aria. Sotto di loro il verde del prato e una tovaglia rosso vivo piena di fiori, dove un attimo prima erano seduti a bere del vino.

Nato da una famiglia di cultura e religione ebraica, Chagall ne resta sempre legato e dedica molte opere al tema della discriminazione, poi persecuzione, ebraica. In Sopra Vitebsk, l’uomo sospeso in aria rappresenta probabilmente un Ebreo errante costretto a migrare per sfuggire alla discriminazione razziale. Ne L’ebreo rosso oltre a cogliersi il legame del pittore con le proprie origini, si nota anche l’attenzione per la Bibbia della quale è trascritto un pezzettino sullo sfondo.

Non solo amore, non solo storia. C’è musica nella vita di Chagall. Gli viene commissionata la realizzazione dei costumi per L’uccello di fuoco di Stravinskij e questo gli permette di rendere concreta la sua grande passione per la musica e per l’arte teatrale.

Ma la parte migliore arriva con le commesse monumentali per il soffitto dell’Opéra Garnier di Parigi e per il Metropolitan Opera del Lincoln Center di New York. È questo il momento in cui il colore si manifesta in tutte le sue possibilità. “Tutti i colori sono gli amici dei loro vicini e gli amanti dei loro opposti” pensa Chagall e nei lavori preparatori per il soffitto dell’Opéra di Parigi ce lo dimostra nel modo più pieno.

C’è anche sogno e fantasia in Chagall e le tante opere dedicate alla rappresentazione delle favole di La Fontaine ne sono forse la miglior dimostrazione.

“I miei quadri parlavano forse di una visione del mondo, di una concezione che si trovava fuori del soggetto e dell’occhio. Ora, pensare così in quell’epoca tecnica dell’arte, vi valeva l’accusa di cadere nella letteratura”, scrive il pittore in Ma Vie, sua autobiografia. E così Chagall usando pennelli e colori cade nella letteratura, ci mette davanti agli occhi emozioni su tela che, probabilmente, solo le migliori parole scritte sarebbero capaci di suscitare.

 

Commenti su Facebook