Bentrovati alla rubrica Il Manifesto, oggi ci buttiamo ad esaminare la psicosi di un uomo coinvolto involontariamente in un terribile thriller psicologico.

Roman Polanski interpreta e dirige L’Inquilino del Terzo Piano, film del 1976 del quale non si riesce ad evincere una spiegazione certa sulla dinamica dei fatti su cui si sviluppa la trama. “È abbastanza difficile trovare un appartamento oggigiorno, quindi le conviene tenersi ben stretto quello che ha, non crede?”. Questa è la frase che riecheggia per tutto il film, all’apparenza innocua ma emblema del tormento del protagonista.

Siamo nella Parigi degli anni ’70, dove il signor Trelkovski (Roman Polanski) è in cerca di un appartamento. Su consiglio di un amico, si reca in un condominio dove la portinaia gli fa capire fin da subito che gli abitanti di quell’edificio non sono più di tanto simpatici. Salgono insieme la scala a chiocciola, attraversano l’edificio (costruito in studio da Pierre Guffroy, lo scenografo preferito del regista impressionista Bunuel) e si recano all’ultimo piano, dove Trelkovski viene immediatamente a sapere che la precedente inquilina, Simone, si è gettata dalla finestra in circostanze parecchio misteriose.

Dopo aver visto l’appartamento, Trelkovski viene condotto da mounsier Zy (Melvin Douglas), il propiretario. Questo cerca soprattutto, di essere persuasivo riguardo a come possa essere difficile trovare una casa in un condominio rispettabile e che per mantenerla bisogna essere puntuali nel seguire le regole. La postura e il portamento del mounsier Zy, nonché il suo rigore nel mostrarsi costantemente molto rigido, lo rendono quasi una presenza irreale.

Quasi tutti i personaggi attorno al signor Trelkovski hanno continuamente la parvenza di essere assenti di fronte alle sue richieste o ai suoi comportamenti, contraddistinti da una severità piuttosto robotica. Dopo aver visitato l’appartamento, il signor T. si reca in ospedale per far visita alla precedente affittuaria che è ancora sta lottando tra la vita e morte. Qui fa amicizia con una sua amica di nome Stella (Isabelle Adjani). Nel momento in cui si avvicinano al lettino la moribonda scaglia un urlo folgorante, quasi a cercare di avvertire il nuovo inquilino riguardo i rischi che sta correndo.

Ok finito il preambolo, adesso entriamo nel vivo. Il film si può dividere in due atti: nel primo il signor T. scopre tutta la situazione che lo circonda: da una parte i vicini, vecchiacci nevrotici ed inquietanti, soprattutto mounsier Zy che lo minaccia più volte di sfrattarlo per il presunto chiasso che commette ogni sera; dall’altra la casa, piena di cimeli egiziani lasciati da Simone e con la finestra dove può scorgere il bagno condominiale. Nel secondo si ha la discesa nella pazzia del signor T., poiché la presenza di Simone sembra non abbandonarlo da nessuna parte: tra i ricordi di Stella, con cui è rimasto amico, l’incontro fortuito con un vecchio spasimante di lei, l’invito da parte del mounsier Zy di usare le ciabatte come faceva lei e il bar sottocasa che puntualmente gli serve la quotidiana ordinazione della donna senza che neanche lo chieda, Trelkowski si fa affascinare dall’identità di Simone, incominciando ad assumere le sue abitudini e divertendosi ad indossare il vestito che aveva lasciato nella casa (mostrando così la sua latente omosessualità).

Di questo passo però, incominciano a crescere le sue manie di persecuzione, convinto che le persone intorno a lui stiano cercando di fargli assumere la personalità di Simon per indurlo al suicidio come lei. E i suoi sospetti sono alimentati da alcuni indizi che rinviene nella casa: nel muro trova un dente avvolto nel cotone, che scopre come nella mitologia egizia sia un rituale sacro col fine di reincarnare una persona defunta in un’altra. Inoltre, poiché non riusciva a spiegarsi lo strano comportamento dei suoi vicini, che nel bagno rimanevano immobili a fissare il muro, un giorno recatosi lì lo scopre pieno di geroglifici.

Quindi sta avvenendo tutto un complotto onirico? Oppure è tutta una fobia che si sta creando nella sua testa? Effettivamente il personaggio di Treskowski è perseguitato dai suoi vicini, tra il proprietario che gli nega pure di interpellare la polizia quando gli viene svaligiata la casa e alcune vicine che lo mettono in mezzo a una battaglia di condominio. Questo senso di persecuzione che sembra seguirlo in qualsiasi cosa faccia, poiché ogni volta che esce di casa ha sempre la sensazione di essere osservato, mentre a casa la visione inquietante dei suoi vicini immobili nel bagno non lo lascia dormire.

Aldilà però dei sospetti e delle testimonianze egizie, non si ha mai la certezza di quello che sta accadendo nell’effettivo. Treskowski incomincia ad avere una serie di allucinazioni che il film non rende mai veramente noto quanto queste scene siano immaginate dal protagonista oppure sia accadimenti reali. E di questo bisogna fare i meriti al regista, che ti lascia sempre nel sospetto e riesce pienamente nell’ intento di indovinare un equilibrio tra quotidianità e incubo, lasciando spazio anche a un umorismo abbastanza grottesco.

Da render merito pure l’utilizzo del Louma Crane, un braccio telescopico con il quale fu possibile ottenere piani sequenza acrobatici e movimenti di macchina inediti: tutte le allucinazioni di Treskowski praticamente son state girate con quello. L’inquietudine del film è resa anche da una ripresa delle caratteristiche del vecchio cinema impressionista francese: il punto di vista soggettivo del protagonista, che a un certo punto incomincia a vedere i suoi vicini dappertutto, accompagnato da un montaggio piuttosto veloce, quasi soffocante. Un richiamo a cui Polanski non poteva sottrarsi, in una Parigi molto grigia e molto caotica.

Treskowski alla fine non ce la fa più e decide di arrendersi ai suoi vicini. Si butta dalla finestra come Simone, rivendicando la sua identità e dando la colpa agli inquilini del condominio. Non muore sul colpo, bensì sopravvive e viene portato in ospedale. mentre si ritrova tutto ingessato nel suo letto riceve una visita da parte di…. Vi piacerebbe saperlo. La scena finale svela ogni mistero che si cela dietro alla storia, perciò sbrigatevi a vederlo e state attenti ai vostri vicini d’ora in poi.

A cura di Edoardo Marcuzzi

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