Il manifesto Federico Fellini, l’arte che non muore mai

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Bentrovati cari lettori in un nuovo capitolo della nostra rubrica più sincera e appassionata. Questo di oggi potrà sembrare un manifesto scontato e quasi banale, ma quando si parla di cinema nulla lo è, soprattutto se si tratta un colosso come Federico Fellini, il regista dei registi.

Da dove iniziare dunque? Forse dal fatto che la sua filmografia (solo come regista e sceneggiatore) conta più di 30 lungometraggi o che film come La dolce vita siano diventati emblema del cinema italiano nel mondo? Per non parlare delle musiche, le melodie di Nino Rota, diventate emblema di uno stile cinematografico oramai scolpito nel marmo.

Ma concentriamoci sullo stile, non certo semplice e così immediato da comprendere, fatto di simbolismi eccentrici e fuori dai canoni tradizionali e sdoganati che trasformano quelle materie (cultura popolare, caricature e vignette umoristiche, ma anche romanzi e varietà) così pregne di luoghi comuni, in capolavori inimitabili.

E questo tanto da creare delle vere e proprie icone. Insomma, provate a negare di non aver mai voluto riprodurre la scena della fontana di Trevi ne La dolce vita, magari con un bel Marcello Mastroianni in calzini nel cuore di una calda notte romana. Non mentite, conosciamo i vostri desideri più reconditi.

Parlando di poetica, i protagonisti, molti di loro rappresentati quasi come marionette stereotipate, come nella commedia dell’arte antica, sono sempre alla ricerca di una sorta di riscatto morale dalla società, non manca l’elemento di speranza, filo conduttore dei suoi personaggi, superata talvolta dal pessimismo che rende il tutto più drammatico, si pensi al più celebre Amarcord ma anche Ginger e Fred o, ancora, E la nave va dove si abbandona il tema della spensieratezza e della leggerezza (espresse invece, in un capolavoro come 8 ½, considerato come la più alta espressione della sua arte), per focalizzarsi sul tema dell’ esistenza come questione fondamentale.

In più, della serie: Il cinema non passa mai, Fellini è diventato iconico a tal punto da esser preso come modello e diretto spunto da tanti dei registi più contemporanei; si pensi al più famoso Paolo Sorrentino, considerato suo diretto discendente. Non nego di aver subito fiutato ne La grande bellezza tracce di quel modo di raccontare, di quel simbolismo eccentrico sopra citato e, vi dirò la verità, mi sono sentita sollevata.

Oggi è difficile riuscire a rimanere legati ai grandi pensatori e artisti del passato, il mondo va avanti troppo velocemente e il cinema ne risente, i suoi contenuti, i dialoghi e i messaggi che ha il potere di trasmettere sono oro da salvaguardare e Federico Fellini fa sicuramente parte di questo prezioso patrimonio.

Ammetto che doversi soffermare in poche righe su un artista di cui si dovrebbe trattare almeno in un libro non è facile, il resto però lo lasciamo a voi, abbandonate per un momento la serie tv Netflix che state seguendo e spendete un paio d’ore su uno di questi film, non sarà sicuramente di facile lettura, non sarà spiegata ogni singola scena e i suoi simboli, né tantomeno ci sarà finale scontato, ma il bello sta proprio nella libera intepretazione e poi sennò, che divertimento ci sarebbe?

a cura di Elena Giuliano

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